Friday, January 4, 2008

La giornata di ieri in Kenya ha registrato un calo di violenza. Ma questo non ci fa stare piu' tranquilli: e' una fine o una pausa? la manifestazione organizzata dall'opposizione e' stata solo rimandata. Come sperare che sara' pacifica? Ci sono ancora soluzioni politiche alla crisi ora che c'e' chi parla di pulizia etnica?

La situazione in Uganda. Si parla di circa 5,400 persone che nonostante la chiusura delle frontiere sono arrivate in Uganda.

Come conseguenza alla chiusura delle frontiere, anche l'economia ugandese ne subisce le conseguenze: dopo aver visto il prezzo del petrolio quadruplicare, ora non si trova piu' un goccio di benzina. A causa della riduzione dei trasporti anche i prezzi dei beni stanno triplicando.

1 Comments:

At January 6, 2008 at 10:51 PM , Anonymous Anonymous said...

La guerra si e' rivelata per quello che e' realmente: una enorme operazione di pulizia etnica. Il pretesto erano i risultati elettorali (conteggio delle schede alla banana republic); in realta' tutte le altre tribu' ne hanno piene le scatole dei kikuyu che hanno preso il potere e non lo mollano (ma se lo prendessero le altre tribu' sarebbe ancora peggio) e quindi hanno cominciato a uccidere i kikuyu, a bruciare le loro case e le loro proprieta', in modo che se ne vadano. I kikuyu ricambiano. Si combattono tra loro con archi e frecce, lance e machete. Ma se la cosa non si ferma presto arriveranno gli Ak 47: la Somalia e' dietro la porta. La polizia e' esausta, l'esercito non riesce a coprire il territorio. Il governo e' collassato. E i due bambini, Raila e Kibaki, dicono: "Ho vinto io", e intanto la gente muore. Nessuno di quei due pagliacci e' degno di governare. Sono arrivati in citta' migliaia di profughi, accampati alla meglio. Sono mantenuti dalla carita' delle chiese e delle NGO, ma fino a quando? Quelli non torneranno piu' nelle loro terre: si accamperanno da qualche parte, nascera' uno slum, e aumenteranno la criminalita', la prostituzione, la droga e i ragazzi di strada.

Comunque sembra che a poco a poco la situazione si vada normalizzando, e gia' i mezzi pubblici cominciano a fare coprire alcune citta' che prima erano inaccessibili.

 

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