Friday, August 31, 2007

LAVORI IN CORSO


Come stai, tutto bene? Tutto ok, tutto ok. O meglio,…

Non tutto, ma ci si adatta.

Ogni giorno che passa porta delle cose da fare in più. Non c’è nulla che vada avanti da solo. Tutto è da controllare, dalle ricevute ai restauri, dai progetti all’ostello, dai collaboratori agli ospiti. Mi sono ritrovata a fare dei lavori e a ricoprire dei ruoli che mai avrei pensato di fare e che senza particolari circostanze forse non avrei nemmeno cercato. Seguire dei lavori di restauro e dire agli operai dove hanno sbagliato, redigere e firmare contratti, indire colloqui e scegliere nuovi dipendenti, licenziare un guardiano che non fa la guardia e sentirti chiedere una lettera di referenze. Questo anche fa parte del mio lavoro. Dall’accettare le apparenti contraddizioni di uno stile di vita completamente differente dal tuo, al tenere il sedere incollato per giorni su una scrivania per far tornare i conti, al rotolarsi con i bimbi nella polvere. Che ve lo immaginiate o no questo è un lavoro come tanti, con una scrivania vera, un computer moderno, delle responsabilità cui far fronte e dei bilanci da far quadrare. Con in più il corollario di particolarità che vivere in un altro continente comporta.
Fin’ora vi ho sempre parlato dell’incanto del mio lavoro. È ancora tale, ma non c’è solo quello.

Come sto? Lavori in corso...

COUCHEMARS ET EDEN


Chers amis, une petite note pour mes copains de master.

On se souvient tous du super exposé sur le "cauchemar de Darwin" de nos chers collègues. Hélas, maintenant je vive à un kilomètre du lac Victoria et je mange tous les jours cet énorme poisson protagoniste du cercle vicieux dont on parle. Le cauchemar du Lac Victoria. La tilapia (le grand poisson) qui se fait le safari au nord du monde…

La première fois que j’ai vu le lac, en arrivant à Entebbe de l’Italie, j’étais tellement émotionné, comme si je venais de connaître une star internationale. A fur et à mesure ce lac est devenu familial pour moi, partie de mon scénario. Il fait partie de ma vie ici et je ne peux pas m’empêcher d’en étudier sa vie. J’adore ses rives qui parfois semblent être celles transparentes de la mer et d’autre fois elles se révèlent dangereuses et cruelles. J’adore sa nature, forte et abondante. J’adore ses petits bateaux, colorés et vitales. J’adore l’Afrique qu’elle porte en sois.

Récemment j’ai eu l’occasion de connaître la vie d’un village de pécheurs situé dans le milieu du lac, aux Seese Islands. J’ai partagé leur tranquillité de vie pour quelque jour et je dois avouer que je craignais de rompre un équilibre parfait avec ma seule présence et mes quelques monnaies. Heureusement le cauchemar n’a pas touché toutes les rives du lac, heureusement des villages de pécheurs vivent encore avec leurs rythmes et leurs équilibres.

L’Ouganda est un pays multiple, avec ses problèmes et ses grâces, ces épines et ses plaisirs. Pour moi c’est une école de vie quotidienne.

Vous voyez, l’exposé est encore en cour d’élaboration !

VIVERE DA MUZUNGU


E per chi mi immagina ancora tutta sacrificata a vivere in una capanna con tanti bimbi che mi piangono intorno, bidibi bodibi bù! Rompo l’incantesimo: vivo in una bella casa, in un bel letto, con la doccia calda (quando c’e’ acqua e anche corrente, ha ha!) e i bambini dei miei progetti sorridono!

Uauuuu… ma allora dove va a finire l’illusione del cooperante eroe?

Beh, il fatto è che le difficoltà ci sono, ma non sono quelle che comunemente ci immaginiamo.

Non è facile con le malattie. Non è facile quando dopo tre mesi di dissenteria ti dicono che ancora non sanno cos’hai, o quando scopri che una persona puo’ ancora morire di malaria, o quando parlano di un nuovo virus simile all’ebola che si sta diffondendo, o quando ti svegli con dieci punture e ti chiedi se si doppano anche le zanzare, o quando ad una persona vendono le medicine per il tifo e poi si scopre che il tifo proprio non ce l’ha. La prima caratteristica di un musungu (uomo bianco, ricordate?) è che è più deboluccio e certi anticorpi madre-natura si e' scordata di inniettarli. Quindi inutile fare gli indiana Jones, i finti camaleonti che vorrebbero vivere in mezzo allo slum avranno vita breve (pur ammettendo che è esistita un’eccezione…).

Secondo: non è facile vivere con questo ridicolo colore della pelle (che in più dicono puzzi da morto..). Non parlo di estetica, ma di pugno nell’occhio: non c’e’ parte d’Uganda in cui questo colore pallidiccio non balzi all’occhio, l’attenzione non si desti e che la parola “musunguuuuuuuuu” non ti cominci a venir appiccicata lungo il passaggio come un cartello stradale. All’inizio è simpatico, è un segno di cordialità e di accoglienza (per i fortunati musunghi la discriminazione è positiva)… ma dopo qualche mese preferiresti essere trasparente. Il prossimo razzista che becco in Italia, lo prendo e lo porto qui, inizio a chiamarlo musungu anch’io, così gli faccio vedere quanto gratificante sia essere giudicati dal colore della propria pelliccia!

Terzo: non è facile per l'insicurezza fisica. Quando puoi essere aggredito per pochi spicci, quando c’è una manifestazione ambientale ed il risultato sono quattro vittime, quando non si può parlare di tutto, quando vai in Kmj in macchina e viaggi di notte perché di giorno possono attaccarti, quando ogni persona che fa da custode ha un pistolone che non sa nemmeno usare, quando la gente finge di essere ubriaca e ti mette le mani addosso, quando non sei libero di andare ovunque, quando ti dicono che i pericoli sono nascosti ma ci sono e tu ti senti seduto su una polveriera pronta ad esplodere.

Quarto, quinto, sesto e fratelli ve li risparmio.