Tuesday, July 17, 2007

UNA RAGIONE D’ESSERE




Non è semplice poter esprimere ciò che l’Africa incide ogni giorno nel mio cuore e nella mia testa.
Ho deciso per questo di non essere io a parlare questa volta, ma di riprendere alcune frasi delle due donne nicaraguensi raccontate da Gioconda Belli, e di dare a queste un ordine mio, affinchè mi potessero appartenere un po’. Affinchè potessero parlare a voi.


Dal romanzo di Gioconda Belli, “La donna abitata” (1988).

“Mi piacerebbe crearmi l’illusione di non avere niente di cui preoccuparmi, con un lavoro normale e una vita sicura, che arriverò ad essere un vecchio circondato di nipoti…. Ma poi uno esce per strada, si guarda intorno e sa che sarebbe possibile solo se non avesse sentimenti. Credo che nessuno con un minimo di umanità possa godersi un banchetto con centinaia di bambini affamati che gli mendicano intorno. La gente che lo fa si è convinta che non si può far niente, considera naturale che vi siano bambini affamati. Accettano questo tipo di violenza e non possono capire (…) che noi non la consideriamo naturale.”

“Credo che il solo fatto di esistere implichi una certa responsabilità verso il futuro, verso ciò che esisterà dopo di noi. (…) Dovremo essere capaci di trasformare il mondo che ci circonda, in modo che tutti possano vivere dignitosamente.”

“Era terribile, armata solo di buone intenzioni, cercare una collocazione in quel mondo diviso in modo così arbitrario. Avere privilegi in un mondo di ingiustizia, sentirsi marchiata dalla ricchezza come da un ferro che la separava dai padroni delle mani e dei piedi rozzi.”

“Ti preoccupi troppo di essere accettata o dell’identità. Ognuno di noi si assume delle responsabilità fino alla fine dei propri giorni. Ma costruisce anche. Il terreno è quello che ti danno alla nascita, ma la costruzione è una tua responsabilità. Non ti preoccupare. Impegnati piuttosto a dare il massimo di te stessa. L’approvazione verrà a poco a poco. L’importante è essere onesti con se stessi. Questo è quello che gli altri imparano a rispettare.”

“Chiuse gli occhi, provò un attacco d’angoscia. Avrebbe voluto piangere perché si sentiva tanto sola, tanto sperduta in quella terra di nessuno, perché non era una cosa né l’altra, perché non era nient’altro che un desiderio, una volontà, un ardore astratto che la riempiva di certezza, la certezza che, nel suo campo magnetico, l’ago puntava definitivamente verso il nord. Verso lì lei avanzava, inciampando, rimanendo a poco a poco nuda, spinta da una misteriosa, insolita forza.”

“L’interessante era essere riuscita a vedere tutto quello con una nuova capacità di osservazione dovuta al fatto che ora il tempo procedeva in armonia con la sua vita, perché aveva di fronte a sé un progetto per i giorni futuri e credeva che le cose avessero un senso, una ragione d’essere.”

ATTESA

La voce è nitida e familiare.
Un ventre ti culla
Già la conosci.

Tuesday, July 3, 2007

IL LENTO RITORNO A CASA


Cari italo interessati,

Un aggiornamento sulla situazione Nord Uganda. I negoziati di pace continuano, il cessate il fuoco e’ stato rinnovato e le agenzie UN e le ONG stanno organizzando il ritorno dei rifugiati interni nei loro villaggi d'origine. Nonostante pero’ il miglioramento della sicurezza nella zona, l’abbandono dei campi ha riguardato solamente un terzo delle persone presenti. Alcuni di loro aspettano che la situazione si stabilizzi ulteriormente, altri non sanno dove tornare, altri ancora dopo anni di guerra civile si trovano in pericolo per una nuova minaccia, gli attacchi dall’est, dal Karamoja.

Sono ben un milione le persone che restano nei 120 campi profughi attualmente rimanenti, 395,000 quelle che si sono spostate in nuovi villaggi o in zone di transito, 460,000 coloro che sono ritornati alla loro terra d’origine.

Nonostante i progressivi miglioramenti della situazione, i donors internazionali devono pero’ ben guardarsi dall’abbassare la guardia. Purtroppo troppo spesso gli aiuti internazionali sono direzionati verso paesi dove gli interessi luccicano, dove le alleanze contano di piu’, dove la situazione fa piu’ audience. Il nord Uganda sta uscendo da anni di guerra civile, ma parte del suo corpo e’ ancora malato e proprio ora sta entrando nella fase piu’ critica. La sicurezza non e’ l’unica urgenza da risolvere. Ora c’e’ da ricostruire, ora c’e’ da coltivare, ora la gente deve tornare e ricominciare tutto, ora gli aiuti iniziano a diminuire. Ma come puo’ la gente ritornare in posti dove non ci sono scuole, ne’ strutture sanitarie, ne’ bagni, ne’ pozzi,... Come ritornare dove manca tutto? Nei campi c’era la scuola, le strutture sanitarie, le distribuzioni di cibo, l’acqua pulita. Nei campi si e’ ricostituita una struttura sociale. Alcuni bambini non sanno nemmeno come sia fatta la loro terra d’origine, per molti di loro il campo e’ tutto cio’ che abbiano mai conosciuto.

Si presenta una nuova sfida per gli attori internazionali, per il Governo e per la popolazione ugandese. La ricostruzione delle scuole, la ricostruzione delle strutture sanitarie, la ricostruzione dei villaggi, la ricostruzione del tessuto sociale.

La costruzione della normalita’.

SHAKERARE IL CAFFE'


Quando una vacanza si trasforma in un'esperienza di vita, quando aiutare vuol dire conoscere, quando scoprire diventa imparare. Cosi' si compie il vero viaggio. Dentro il mondo e dentro se stessi.
Ed al ritorno lo sguardo cambia. Tutto e' filtrato attraverso la lente dell'esperienza. Cosi' si compie il viaggio completo. Quello che dal mondo entra dentro di noi e da noi esce nel mondo.
Qualcosa e' cambiato.
Buon ritorno Luca e Ila.


IMMAGINI D'UGANDA.


Cari ornitologi di tutta Italia,
Ecco a voi un'immagine d'Uganda dal magnifico parco Queen Elisabeth. Nonostante le modeste dimensioni del suo territorio, l’Uganda accoglie piu’ di 1000 specie di uccelli, tra cui 100 specie endemiche dell’Africa occidentale. Grazie alla diversita’ dei suoi paesaggi, dalla foresta equatoriale all’arida savana, dalle paludi alle montagne, dai laghi ai vulcani, ai laghi vulcanici, l’Uganda e’ considerata a ragione un paradiso ornitologico, con la maggior percentuale di uccelli per metro quadro di tutta l’Africa.

IMMAGINI D'UGANDA. I giardini di the'.


Monday, July 2, 2007

P.I.R.A.M.A.

Cari amici,

una piccola nota di quelle mie, sentimentali e nostalgiche. Questo post vuole riportare alla luce il ricordo che piu’ di ogni altro mi ha accompagnato fino a qui, in Africa, un ricordo che ha messo radici in tutti i posti in cui sono stata, che mi ha motivata ed incoraggiata e che mi fa capire tuttora perche’ faccio quello che faccio. Questo ricordo e’ un piccolo fiore del mio vissuto, che ha seminato il suo polline attraverso le mie mani. Questo ricordo e’ un Pollicino moderno che ha lasciato delle briciole nella mia strada per ricordarmi da dove sono arrivata e da dove tutto e’ partito.

Questo ricordo si chiama Pirama. Non Filippine, ne’ concerto di beneficenza, ne' volontariato, ne’ Asia. Pirama e’ il nome di una famiglia, quella che e’ diventata anche la mia famiglia: Pao Pao, Ike’, Rocelle, Almar, Melanie, Abigail. Li ricordo qui a distanza di anni, per ringraziarli per quel che hanno fatto per me, per ricordarli a quelli che hanno aiutato loro. Lo ricordo qui soprattutto per ringraziare la persona che ha fatto nascere questo piccolo fiore, o come preferirebbe essere definito lui, ringrazio lo strumento che ha permesso tutto cio’. Questa persona lo sta rifacendo, sta seminando nuovamente un fiore in un altro paese, sta costruendo una nuova famiglia per chi pensava che fosse suo destino non averla. La sua esperienza insegnerebbe molto a tutti voi, cosi’ come ha insegnato moltissimo a me. Ma non spetta a me raccontare questa storia. Io posso essere solo lo strumento per non dimenticarsi di lui, di tutte le famiglie che ha fatto crescere e di tutte quelle che devono ancora nascere.

Chiedo scusa per chi non capira’ un acca di questo post. Per tutti quelli che invece fanno parte di questo ricordo, vorrei dire:

Welcome to the Family! ...Again...