Tuesday, June 12, 2007

TURISMO A KAMPALA (II ATTO): re e antilopi…


Cari Owino sopravvissuti,

ora che siete usciti indenni dalla giungla contrattuale e che avete pagato una t-shirt cinque volte il suo valore, siete pronti per iniziare la visita della capitale.

Iniziamo nuovamente con un po’ di glossario: il nome di Kampala deriva dal luganda Kasozi ka Impala, o “collina delle antilopi”, chiamata così da un esploratore britannico, Captain Fredrick Lord Lugard, per la ragione che nel diciannovesimo secolo i re baganda allevavano “impala” sulla collina vicina al Mengo Palace (Palazzo del Re).
Come la nostra Roma, Kampala fu originariamente costruita su sette colli, circondati da fiumi e vallate: Lubaga, Namirembe (Mengo), Makerere, Kololo, Kibuli, Kampala e Mulago. Oggi, un altro colle è diventato di fondamentale importanza: il Nakasero hill, il centro economico e politico della capitale.

Ogni colle della città, alto in media 1200 mt, è oggi caratterizzato da una specifica funzionalità:

Lubaga: centro della religione cattolica (White Fathers). Namirembe: centro della religione protestante (British church Missionary Society). Kibuli: centro della religione musulmana. Nakasero: centro amministrativo ed economico. Kololo: area residenziale per i funzionari governativi e non. Makerere: campus universitario. Mulago: centro medico. Mengo: capitale del Regno Buganda. Kampala hill: è rimasta un centro amministrativo minore.

Alcune cose da vedere saltando di colle in colle:

Nakasero hill. Il centro è diviso in due dalla trafficatissima Kampala road. Nella parte sud vi è l’affollata vita dei mercati (ndr Owino) e dei negozietti popolari, dei mille ristorantini e commerci posticci, lo stadio e i vari parcheggi (old e new taxipark, bus park), la stazione dei treni. A nord di Kampala road invece sorgono uffici, edifici ministeriali (Parliament Building), National theatre e gli alberghi da mille e una notte (Sheraton, Speke, Imperial).

Nabulagala road. Kasubi tombs = tombe reali del Regno Buganda. Capanne circolari col tetto in paglia. Nelle piu’ grandi ci sono le tombe dei Kabakas, i re precedenti, in quelle piu’ piccole vi sono le vedove dei re. All’interno potrete anche giocare ad un caratteristico gioco da tavolo, il mweso. Dicono che chi batte il re in questo gioco, potra’ ricevere un pezzo di terra in compenso. Sara’ vero?

Mengo hill. Sede del palazzo reale. Se non siete amici del re, non penso potrete rendere visita alle sue stanze.

I luoghi di culto. La cattedrale cattolica, la moschea, il tempio Bahai, la Chiesa dei martiri ugandesi, la chiesa anglicana di tutti santi, ce n’e’ per tutte le confessioni e per tutti i gusti architettonici.

...RIPOSATE I PIEDI E GLI OCCHI PERCHE' IL VIAGGIO CONTINUA...

PS Foto = un’altra trafugata a Luca :-)

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Monday, June 11, 2007

TURISMO A KAMPALA (ATTO I): taxi e mercati


Cari diurno-curiosi,

Ecco la contropuntata per quelli che il giorno…, quelli che si svegliano con il gallo che canta e che dormono con la minestrina in brodo, quelli che il mattino ha l’oro in bocca e che la notte è fatta per dormire, quelli chi non lavora non fa l’amore e che chi dorme non piglia pesci, quelli che mangiano uova e bakon per colazione e che si addormentano col telegiornale di Emilio Fede (mannnagggia a voi!). Ecco per voi, solo per voi, le chicche del giorno.

Il giorno inizia presto per molti a Kampala. I carichi iniziano ad essere accumulati, i matatu iniziano a rombare, i boda boda a scalpitare. Le piastre da chapati vengono accese per gli stomaci che dovranno affrontare una lunga giornata. Le prime cassave vengono arrostite per le colazioni delle scolaresche. E il turista si sveglia e comincia a correre…

Due modi di partire a seconda delle tasche del turista:

Turista ricco: avrai probabilmente alloggiato in uno degli splendidi e lussuosissimi alberghi del centro e perciò avrai già visto ciò che Kampala può offrire per i gusti più altolocati (caro turista povero, ammira i tre grandi e storici alberghi del centro e solo immagina ciò che possono contenere...)

Turista povero: sei il più fortunato. Arrivando dalla periferia con un intrepido matatu, sei arrivato nel taxi park (vedi foto di PG), il cuore pulsante della vita diurna della capitale (caro turista ricco, quel groviglio di taxi che vedi dall’alto, è in realtà governato da una logica perfettamente ordinata. Tuffatici dentro se vuoi conoscere la vera Kampala!)

Cari turisti per caso, ovunque abbiate trascorso la notte, ora raccogliete il vostro sangue freddo (vi servirà per il caldo solleone), un occhio alle borse sporgenti (le mano leste sono in agguato con i wasungu in giro), controllate che la vostra bottiglietta dell’acqua innocentemente acquistata non abbia buchi sospetti e inoltratevi nel più suggestivo e labirintico dei mercati mai costruiti su questa terra: Owino markeeeet!!!!

Qui troverete di tutto, dalle scarpe da ginnastica ultimo modello allo zainetto per la scuola, dalle trappole per topi ai libri, dalle valige alle spezie alternative, dalle sarte alle stoffe, dai costumi da bagno alle mutandine col pizzo. Tutto rigorosamente di seconda mano (ok, non le spezie, ne’ le sarte, 'porine!). Fino a qualche anno fa, il labirinto di Owino era off limit pr i wasungu. Oggi l’unico vero ostacolo è il grado di sopportazione che avrete nei confronti dei venditori che vi assaliranno appena vi vedranno buttare l’occhio su un loro articolo. Alcuni angoli del mercato, stoffe, semi, spezie, frutta, sono dei quadri viventi. Un solo obbligo: CONTRATTARE!

PUNTATA VOCABOLARIO


Cari italo-viaggiatori e italo-golosi,

Per capire la vita ugandese occorre iniziare con una bella sfogliata al vocabolario locale.
Mettiamo le cose in chiaro: matatu? boda boda? chapati? cassava? matoke? musungu? Parlez-vous français?

Dicesi matatu, un taxi-pulmino a 8-25.000 posti!!! Caratteristiche principali: corre come un matto e si infila dappertutto. È noto per la violazione assoluta di ogni diritto di precedenza. Nota ai viaggiatori: in caso di incidente,…sarete un bel gruppetto. Aspetti positivi: è un mezzo molto economico (2 km circa = 500 Ush = 0,25 centesimi di euro) e avrete sempre qualcuno con cui chiacchierare (specialmente se gli sedete in braccio). Nota folcloristica: ogni retro matatu è dotato di un messaggio illuminante sulla nostra dura vita. La comunità dei matatu è molto popolosa, perciò: direzione che vai, matatu che trovi.

Dicesi boda boda, un moto-taxi a 1-3 posti. Caratteristiche principali: corre come un matto e si infila dappertutto. È noto per la capacità di infilarsi in qualsivoglia apertura del traffico incollatissimo di Kampala. Nota ai viaggiatori: mezzo fortemente sconsigliato per l’integrità delle vostre ginocchia; mezzo fortemente consigliato per chi ama respirare aria fresca e smog. Aspetti positivi: è il mezzo più rapido e raggiunge qualsiasi indirizzo. Nota folcloristica: quando non trasportano persone i boda boda diventano i muli del trasporto merci: dalle canne da zucchero alle lame zincate, dai carichi di galline ai boda boda in panne! La comunità dei boda boda è sottoposta ad una regolamentazione governativa che ne vieta l’uso dopo le dieci di sera per ragioni di sicurezza.

Dicesi chapati l’invenzione culinaria più succulenta dopo la polenta. Trattasi di una versione ugandese della piadina, solo che in alternativa allo strutto, c’è la frittura del circolare impasto. Viene servito spesso con un una frittata dentro, ma anche da solo non è per niente male. Lo fanno praticamente dappertutto ma i migliori sono sicuramente quelli cucinati nello slum, non mi chiedete perché, non ho risposta, ma è scientificamente vero. Parola di forchetta golosa.

Dicesi cassava una radice di specie variabile e di varia commestibilità. All’apparenza questo tubero non dà l’acquolina, ma è l’uso che se ne fa come accompagnamento che le dà valore. Personalmente sono sentimentalmente legata a questo contorno perché nelle Filippine mi veniva servito come merendino, affogato nello zucchero di canna. In Uganda potrete trovare lungo le strade cassava fritta, arrostita o bollita. Se fritta sa da chips, se arrostita sa da pannocchia, se bollita non sa da niente. Nei ristoranti tipici ugandesi la troverete come contorno per vari piatti di carne o pesce.

Dicesi matoke la polenta fatta con le banane. Di banane in Uganda ce ne sono di infiniti tipi. La banana da polenta, la banana da friggere, la banana da bollire, la banana piccola, la banana grande, la banana verde, la banana gialla, la buccia di banana, la foglia di banana, la banana del parrucchino, …ok stop. Le matoke vengono usate come contorno per piatti di carne o pesce (eh sì, si accompagna bene al pezzetto di carne che avete sulla forchetta).

Dicesi musungu una creatura molto curiosa dal colorito biancastro. Sentite sempre questa parola quando camminate per strada? Hei non guardatevi intorno, siete proprio voi: i bianchiiii. Anche se alla lunga l’appellativo potrebbe risultare cromaticamente scomodo, non c’è nessun atteggiamento polemico o discriminatorio nella persona che lo usa per rivolgersi a voi. È il nomignolo inconfondibile e facilmente memorizzabile che gli ugandesi imparano fin da piccoli per connotare i pallidi del pianeta.

Queste sei definizioni non sono che un assaggio dell’adrenalina, della cucina e delle istantanee africane che si possono catturare in questo variopinto paese. Ma il seguito lo gusterete nelle prossime puntate. Buoni mezzi pubblici a tutti cari wasunguuuuuu!!!

(...hei tranquilli, è solo il plurale di musungu!)

LA NOTTE DI KAMPALA



Cari italo-nottambuli,

per i cuoriosi che si interrogano sulla vita notturna a Kampala, ecco la puntata che fa per voi. Tra le varie esplorazioni ugandesi, c’è stata anche la mia prima notte insonne durante la quale ho conosciuto le diverse luci del divertimento.

Prima tappa (h 20.00): cena nel centro sportivo più inn di Kampala. Un altro mondo! In una società dove grasso è bello e dove i soldi vengono spesi per necessità primarie, ci si ritrova qui in mezzo a degli ugandesi che corrono su dei tapis-roulant (della migliore marca, la più cara che esista in Italia), guardando dei televisori al plasma, mentre il barista prepara loro un cocktail. Dentro ci sono tutti i confort possibili: una stanza per incontri d’affari con divani in pelle e impianti di aria ionizzata per i fumatori, piscina sauna e massaggi, una sala ristorante gigante, una sala computer e stanze d’albergo dove non manca nulla. Mi sono sentita una poveretta tra queste donne affascinanti e ingioiellate con il loro vestiti da sera pieni di lustrini, uomini d’affari e camerieri che ti seguono passo a passo. Il procedimento per preparare la nostra cena era carino ed originale, ma che te ne importa quando sai che dietro il muro che vedi c’è lo slum e la miseria più nera?

Seconda tappa (h 22.00): S. hotel. L’hotel, dedicato a un noto esploratore, è strutturato ancora secondo la forma originaria che venne fatta dagli inglesi intorno al 1850. Nella sontuosissima hall si ritrova ancora il timone e la bussola della nave di Mr S. All’angolo del palazzo, c’è un ristorante italiano dove si può gustare – se si ha fortuna- un vero espresso italiano. Dal lato opposto, nel giardino-veranda c’è un bar all’aperto con capannina-discoteca e sala biliardo. Inizio qui a vedere la perfezione della bellezza africana intesa secondo i modelli occidentali. Una donna europea mediamente carina si sente una nullità di fronte a questi corpi scultorei, con occhi da cerbiatto e pelli color cioccolato che sembrano fatte di seta. Come uomo, come non perdere la testa di fronte a tanta perfezione e sensualità? Purtroppo quando si esce dal cancello del locale si vede anche l’altra faccia della medaglia: decine e decine di ragazze, sobriamente vestite, che aspettano chi pagherà loro il prossimo giro.

Terza tappa (h 23.30): K. pub. Nel quartiere residenziale inn di Kampala, caratterizzato da case monumentali e giardini faraonici, c’è una piazzetta apparentemente anonima se vista alla luce del giorno. La sera però, tutto si colora, o meglio si scolora: è uno dei ritrovi favoriti dai wasungu (quelli con la pelle bianca ndr). C’è un ristorante cinese, un negozio di artigianato scelto, un bar all’inglese. Non tardo a ritrovare delle facce conosciute. Simpatico, affollato ma non particolarmente movimentato.

Quarta tappa (h 01.00): I. pub. Il locale è un pezzo d’Europa incastonato a Kampala. Tipico pub irlandese, nessuna pecca: moquette, tavoloni di legno, Guinnes, musica dal vivo, gente ubriaca. Le bellezze non si fanno attendere e iniziano a riempire la pista. Gli occhi degli uomini scivolano su quei movimenti fluidi e le mani delle donne li afferranno per rendere reali le loro fantasie. Conosciamo presto la più bella della pista: Miss B. Oh, ragazzi mi sento tremendamente pallida, tonda, bassa,...sono malataaaa... Questa ragazza, giovane e apparentemente ingenua, è di una bellezza che Armani sognerebbe per la sua collezione: alta, stretta, pelle splendida, sorriso dolce e capelli conciati a soffice nuvola. Stando a quanto ci dice Miss B. suo padre era italiano. Eh, la classe non e’ acqua... Comincio a conoscerne una, due, tre, la cugina, la sorella maggiore, l’amica, la sorellina minore. Bene, ora arrivano anche i nonni, il cane, lo zio Toni e nonna papera. Tutte mi dicono che mi trovano simpatica e vorrebbero rivedermi, in una serata in cui, tengo a sottolineare, non ero per niente brillante (...)

Quinta tappa (h 04.00): C. pub. Avendo trovato la discoteca chiusa e vista l’ora tarda, decidiamo di fare une breve ed ultima tappa a K., il quartiere a luci rosse (o almeno così lo definiscono). Nonostante la fama del quartiere, l’ambiente è sempre festoso e amichevole, si mangia bene e i locali sono carini e accoglienti. Il C. è il locale degli incontri per eccellenza, ma se non fosse per alcuni particolari _sexy ma sobri d’altra parte- potrebbe sembrare semplicemente un locale trendy, molto alla moda. All’interno ci sono dipinti con donne ammiccanti e sensuali. Nel supermercato del sesso, dove le patatine sono considerate merce, le linee femminili sono esaltate in modo galante e falsamente innocente. Il bar al centro del cortile è costruito intorno ad un albero illuminato di verde, che, se non fosse per i manichini di donne in atteggiamenti provocatori sul tetto, si direbbe una statua naturale, elogio “vegetale” al mondo onirico di Salvador Dali’. Ma, ragazzi, al di la’ delle mie percezioni artisticheggianti, sono al C*****!!!! C’ero già stata altre volte ma mai ad un’ora così tarda. Mi sembrava di essere Baby nel film Dirty Dancing, quando lei entra per la prima volta nella sala da ballo del personale con un’anguria in braccio. Abbiamo attraversato il locale per uscire e mangiare qualche spiedino sulla strada. Là ho visto la prima delle sorelle precedentemente conosciute, la maggiore, quella che comanda tutte le altre. Sul mio viso è comparso un sorriso di familiarita’, subito frenato dalla percezione della coincidenza della sua presenza là e dell’assenza delle sorelle. Andale andale siori e siore... Erika danza per voi il valzer del boccaloneee... Il mio slancio poppantesco si placa sotto la doccia fredda dei bollenti spiriti di Kabalagala. “Le ha già sparpagliate in giro”, mi dicono.

Sesta tappa (h 04.30): A. bar. Questo locale è noto perché è l’ultimo a chiudere e, come mi spiegherà un neo amico burundese, Mr D., solo i vampiri arrivano all’ultima tappa. Davanti all’entrata mi ritrovo davanti alla triste scena di Miss B. con la sorellina minore accovacciate davanti ad un uomo seduto sulla strada. Niente di pornografico, ma la confidenza tra i tre lasciava immaginare il seguito della nottata. Dentro ritroviamo un bel po’ di presenze che abbiamo incontrato nel corso della serata: alcuni amici, alcune turiste bianche, la famiglia di Miss B. al gran completo. Inizio ben presto a sentirmi coinvolta dentro il gioco di fantasie e bugie che in queste serate fan da padrone. Molte facce poco raccomandabili, alcune ragazze dalla fama di donne da evitare, alcuni uomini dall’atteggiamento un po’ troppo confidenziale. Tutti erano molto cordiali, gli uomini è facile dirlo, ma le donne pure. Hei ragazze, mettiamo subito le cose in chiaro, etero o bi ch’io possa sembrare: NON SONO IN CERCAAAA... Il gruppo di Miss B. mi ha fatto cerchio intorno, senza ch'io dessi troppa confidenza perché la storia delle mille palle mi disturbava un po’. Nonostante questo, dopo qualche chiacchiera mi sono sentita sorprendentemente a mio agio, anche perché, a ore tarde, parlare francese mi riusciva molto più facile che articolare l’inglese . I would, bon je sais, tu vois, moi I’m not, so c’est super, tu vois… Nel frattempo sono arrivati altri amici delle amiche. Arriva anche un “fratello” –straubriaco-; dalla confidenza con le sorelle non si capisce esattamente che grado di parentela abbiano... Mamma, papa’ ma quella volta invece comprarsi una bella TV no, eh?... Miss B. e Miss S. però preferiscono disattendere la compagnia degli uomini per starmi vicine. Nel frattempo Mr D. e gli amici, stupiti del fatto ch’io non sia ancora sposata, iniziano a proporsi uno ad uno. Dopo estenuanti discussioni sulla mia età, ho detto d’avere 23 anni e loro mi hanno dato ancora della bugiarda perché non posso avere più di 21 anni. Ok ne ho 22, chi offre di piu’, chi offre di meno??? 22 aggggiudicatoooo!

Quando le prime luci dell’alba hanno iniziato a rischiarare le nostre facce sbattute, i miei amici sono ritornati in mezzo alla mia ormai numerosa combriccola. Buongioooorno, un croissant? Certo, non era una situazione tranquilla, certo non erano facce raccomandabili, certo in tanti mi hanno raccontato un sacco di palle per farsi belli, ma i miei amici mi tenevano sott’occhio da lontano e la compagnia era piacevole. Mi sembrava finalmente di vivere la vita di Kampala, perché per la prima volta non ero coordinatrice di un bel niente, non lavoravo da nessuna parte, non abitavo da nessuna parte, non parlavo italiano e soprattutto perché per sentirmi accettata un po’ ho mentito anch’io. Eravamo alla pari in quel momento. E poi, visto che l’ambiente non è dei più tranquilli ed io ho uno dei miei principali progetti nel quartiere, è meglio avere amici e sorelle, piuttosto che nemici e sconosciuti!

Fine serata (h 06.30): Ufficio! La serata è conclusa, anche se andrò ha letto solo alle 7.oo...
Seboooo (signore), seboooo, sebo m**** wake up! La guardia armata del mio compound ci mette 15 minuti per svegliarsi, nonostante il clacson e le mie grida (in compenso tutto il mio quartiere è stato buttato giù dal letto) ... Si’ buongiorno lo so, e’ presto...e’ che dovevo passare a prendere i croissant...

Buongiorno a voi! (Buonanotte Erika!)


PS Ringrazio Luca per la gentile concessione della foto. In realta’ sono le Seese Islands sul lago Vittoria...ma e’ l’unica foto notturna che avevo!!!