Sunday, April 22, 2007

MOMENTI


Note raccolte in poesia

Danzano leggere nel vento.

Uno sguardo si volge

Un cristallo accarezza il viso.

Saturday, April 21, 2007

LA FAVOLA DEI COLORI


Una zebra gialla, un elefante blu, una gazzella rossa. Un mondo alla rovescia? No, solamente la storia di una realtà un po’ più diritta.
Non è una scuola, non è un campo giochi, o forse è entrambe le cose insieme. Un ibrido? No, solamente la combinazione riuscita tra divertimento e insegnamento.
Non è un gioco, non richiede forza, è divertente. Una magia? No, solo una grande idea che mette d’accordo grandi e piccini.

Questa è la storia di un quartiere di colore rosso, dove la miseria è di colore nero, dove le donne vestono strisce di colore e dove gli uomini si siedono loro accanto chiedendo di comprare qualcosa di più della loro candida innocenza.

In mezzo alla strada principale c’è una svolta a destra. Un cartello ne segnala la direzione: “Holiday Inn”. La famiglia Hilton ci penserebbe un po’ su prima di investire in un albergo qui; quelli della Holiday Inn invece non hanno avuto dubbi sul loro redditizio investimento.
Inoltrandosi ci si trova nel bel mezzo di una baraccopoli piena di vita, vita misera, vita di stenti, ma vita. Eppure sembra non mancare proprio nulla, dal chapati al pollo per le grandi fami, ai vestiti usati per una serata un po’ speciale, al container con il parrucchiere per avere i capelli all’ultima moda. Sembra non mancare nulla, tutto è forse a misura di donna. Tutto sembra pronto per una serata speciale. Tutto è a misura di uomo. Ma dove trova posto un bambino in mezzo a tutti questi colori da grandi?

Aspettate, non siate impazienti. La strada non finisce là. Svoltate ancora a destra, sì, proprio là tra il container e la baracca abbandonata. Vi sembra ancora tutto grigio? Eppure io sento dei bambini cantare in coro, una donna autorevole ma gentile recitare l’alfabeto e se faccio capolino in quel grande stanzone dove appare la scritta cinema, vedo delle zebre gialle, degli elefanti blu, delle gazzelle rosse. Ve l’avevo detto che esistevano! Sono dei bambini con magliette di mille colori, che imparano l’alfabeto ridendo, che stanno attenti e non si stufano di ripetere tutto ciò che appare sulla grande lavagna nera.

Certo che è una favola, certo che è una scuola, certo che è un gioco, certo che è una magia! È un angolo di serenità tra il colore nero della miseria e il colore rosso del sesso, è una parentesi a misura di bambino tra il lavoro delle signorine buonasera e gli acquisti maschili. È una speranza vera che permetterà a questi bambini di sognare una vita migliore e di realizzarla.

Questa piccola scuola è stata aperta all’inizio del 2007, ma per conoscere la storia completa del progetto Cinema occorre ritornare un po’ indietro nel tempo e precisamente negli anni ’90, quando un gruppo di ragazzi nati e cresciuti nello slum di Kabalagala, ha deciso di creare un’alternativa alla strada per i bambini del quartiere . Hanno aperto cosi' un piccolo cinema che proiettava degli spettacoli gratuiti per bambini e a pagamento per gli adulti, in modo da poter coprire i costi del progetto. Quando ISP –la mia ONG- è entrata in contatto con questa associazione locale, il progetto è stato rafforzato e nuove attività sono state create. Cinema, sport, musica, duplicazione dei film in luganda, nuove attività remunerative per l’autosostentamento del progetto, dal 2007 anche una scuola di alfabetizzazione. Ogni attività è diventata un’opportunità concreta per questi ragazzi per uscire dallo slum: due dei ragazzi della squadra di calcio sono stati convocati rispettivamente nelle nazionali ruwandese e ugandese; 17 hanno ricevuto una borsa di studio; 20 sono stati sostenuti a distanza; per 40 di loro è stata creata una piccola scuola; in 300 assistono alle programmazioni televisive del finesettimana. Allo stesso tempo le attività dell’associazione hanno creato dei posti di lavoro, dei luoghi di ritrovo e dei divertimenti sani e istruttivi.

Questa non è una favola anche se c’è il lieto fine.

Questa è una storia vera che vedo svolgersi giorno dopo giorno.

Questo è un progetto di sviluppo.

Wednesday, April 11, 2007

MATTINO


(Scritto del novembre 2006)

Svegliarsi con il lieve tepore del giorno che nasce, mentre tu navighi ancora nel mondo della notte; ti ripari nella calda tana respingendo svogliatamente le nuove ore che prepotentemente ti chiedono di accoglierle sull’attenti. Inizia un nuovo ciclo di ore e mentre la punta del tuo piede tocca terra, la testa gia’ inizia a programmare vorticosamente i ritmi del giorno. Il balcone socchiuso lascia scorgere il mondo che ancora una volta non ti ha atteso ed e’ in fermento gia’ dai primi albori. Tra le goccioline che scorrono infantili sul vetro ti danno il buongiorno le signore delle nevi che materne proteggeranno e benediranno il tuo cammino fino ad una nuova notte. Dalla disapprovazione infantile del neonato che viene privato del suo uovo magico, la gioia di un nuovo inizio prende spazio. Così mentre il corpo ancora indolenzito muove i primi passi verso la luce, un sorriso ebete compare sul viso e le note di una musica serena ti danno il benvenuto in un nuovo giorno.


Non capita spesso di svegliarsi felici. É diventato ormai un privilegio dei sereni accorgersi della propria ricchezza e goderne fino al tramontare di un nuovo giorno. Le paure appartengono alla notte; il giorno ci dà il privilegio di controllare le nostre emozioni, di dominarle e di lasciare che ci travolgano se ne abbiamo voglia. Svogliatamente troppo spesso preferiamo mettere in folle la nostra volontà per darci il lusso del lamento. Passiamo più tempo a fare collezione di eventi che non ci vanno, invece che gioire nel rileggere la lista delle nostre fortune. È strano il genere umano, non egoista, ma pigro nella sua serenità e forte nella sua debolezza. Quando la luce del suo giorno é accompagnata dalle tenebre, egli diventa un leone e combatte. Ritorna l’istinto di sopravvivenza, la forza materna, la volontà di combattere per ciò che si ama. Quando invece la salute, l’amore ed il benessere traboccano nel nostro cestino della merenda, l’uomo preferisce pensare che qualcosa ancora gli manchi. La macchina più grossa per soddisfare i nostri occhi ma che fa piangere tacquino e polmoni. L’indigestione di bigné per soddisfare le pupille ma che stanca il nostro stomaco e ingrassa quei centimetri che tanto vorremmo controllare. Il jeans che tutti hanno per farti sentire come quelli fighi, ma che in realtà ti priva della tua originalità. Ed il cervello va in pappa: per quale odiosissima ragione più ricerchi la felicità più questa ti sfugge? La sofferenza rafforza l’uomo ed il benessere lo indebolisce? Verrebbe da pensare che una strana legge umana sia stata creata perché la vita dell’uomo non sia mai perfetta…

…Al contrario, quando si capovolgono le leggi della natura, quando l’antinomia dello star bene e dell’essere felici si rompe, allora la magia si produce. La forza ed il sorriso convivono e danno vita ad un raro fenomeno che viene chiamato gioia di vivere. É un tesoro immenso che gli uomini ricercano nei posti e con le attività più insolite, senza accorgersi che si può ottenere semplicemente al risveglio sorridendo al giorno che nasce.
…e cosi é successo questa mattina, quando il giorno ha scoperto energicamente il mio torpore notturno e solleticandomi la gola con il profumo del caffé mi ha chiamata a continuare il mio cammino. In cima alla lista delle mie ricchezze c’é questa consapevolezza. Non so dove la mia strada mi porterà, ma giorno dopo giorno mi sta regalando delle emozioni enormi. Chissà se questa è la felicità, so solo che in questo momento non desidero niente di più di ciò che ho.

UNA MAMMA IN AFRICA


Come immaginarsi meglio viziati se non in un paesaggio come questo, con l’aria equatoriale che ti accarezza il viso e una mamma con cui condividere il lettone? Eh si ragazzi, la mia mamma è scesa fino in Uganda per coccolare la sua Erikina per ben tre settimane, Pasqua compresa!
La fortuna di avere la mamma in Africa è quella di poterle finalmente mostrare il mondo con i miei occhi e farle amare ciò che io ho scelto di amare. Quel che riempie di gioia è vederla capire la mia vita, è sorprendere i suoi occhi senza più espressione di incomprensione per un cammino non facile da accettare. Lei ora è nella mia vita e vive le mie scelte. E in fondo i suoi occhi mi dicono finalmente le parole che ogni figlio desidererebbe sentire da un genitore …

Inizialmente abbiamo visitato i progetti di Kampala. È stata la sorpresa dell’Africa piena di voci, di bambini, di donne che sorridono, di mani che stringono mani, di persone che soffrono e di persone che ti fanno riscoprire la gioia delle cose semplici. Inizialmente la faccia di mamma era quella del primo arrivante, insicura e intenerita, commossa e sconvolta,….Ma dopo qualche giorno di rodaggio tutto è sbocciato, le mani si sono aperte ad altre mani, il sorriso ad altri sorrisi, gli abbracci ad altri abbracci. Così inizia il mal d’Africa, quello che ti avvolge come una coperta materna, che ti ricopre di stelle tanto vicine da coprirti il volto, che ti fa sorridere al vento. Forse mal di felicità infantile, spensierato e inebetito, stupefatto e curioso, incoscente e sfrontato.

E’ seguito poi il sano turismo. Ripeto, il sano. Perché deve esistere un momento di pausa mentale che ti faccia scoprire l’Africa immaginata, quella delle foreste equatoriali e delle savane aride, dei leoni e degli elefanti, del Nilo e delle cascate che si tuffano nel verde intenso. Abbiamo così trascorso il nostro finesettimana nel parco delle Murchison’s falls e la nostra visita è stata ricompensata da tanti regali inaspettati: due leoni maschi in contesa per l’unica femmina, tre giraffe intente a misurarsi il collo per sapere chi lo aveva più lungo e chi quindi poteva dominare (la gara al più lungo è sempre prerogativa maschile…), una famiglia di elefanti durante il bagno nel Nilo, i coccodrilli che boccheggiavano sulla riva del grande fiume. Che poesia può essere più grande di quella espressa senza pretese ma in modo tanto incantevole da Madre Natura? Che disegno può esprimere più significato di quello che troviamo vivo nel momento che ci scorre davanti? Che perfezione può esistere al di fuori di questo ciclo perfetto di vite che corrono lungo lo stesso filo?

Abbiamo proseguito il nostro viaggio nel Nord Uganda, nella regione che dopo anni di guerra civile inizia a rialzarsi da terra e a rivolgersi ad un futuro più roseo. È strano vedere campi profughi a perdita d’occhio con capanne senza più paglia sul tetto, con le mura distrutte, con le piazzole antistanti piene d’erba. Triste spettacolo, grande tragedia? No, solo il lento ed incerto ritorno alla normalità. Quelle che fino a qualche mese fa erano delle oasi di protezione apparente in un oceano di pazza ed estrema violenza, che nascondevano disperazione, paura e costernazione, sono ora delle terre abbandonate. Solo chi è stato costretto a lasciare la propria casa può percepire il sottile e rassicurante odore delle cose familiari, la gioia dei colori della propria terra, la sicurezza di vedere ancora amici e famiglia intorno a sé. Speriamo solo che la pazzia umana non distrugga nuovamente cio' che la ragione con fatica sta tentando di realizzare.

C’è stato un momento particolarmente duro per me e mamma. Abbiamo visitato uno dei migliori ospedali del Nord Uganda. Nonostante le condizioni fossero decisamente migliori di tanti altri disumani ricoveri, visitare una stanza per bambini con un tumore ci ha rigettate negli incubi più neri. Pensare al cammino che abbiamo fatto, sapere quanto duro è stato per tutti arrivare alla luce e immaginarci quell’incubo racchiuso in un contesto del genere, ci ha lasciato addosso una sensazione contradditoria di rifiuto, di frustrazione, di appartenenza ad un elite non scelta, di profonda ingiustizia.

È stata una settimana intensa, piena, difficile. Gli incontri sono stati tanti. Siamo ritornate con il cuore pieno di emozioni a metà, tra il bianco ed il nero, tra il precipizio e la speranza.

Infine quest’ultima settimana, con il mio lavoro, i miei colleghi e gli amici, i miei progetti e ancora la mia mamma. La mia camera si è riempita improvvisamente di routines conosciute e vissute in passato in un contesto lontano anni luce da questo. La mia mamma che stira, le contese su un cioccolatino in più, il risotto col profumo di casa, le uscite serali e lei che si lamenta dell’ora tarda. L’unica cosa che ci riporta alla realtà sono le telefonate di papà, nostalgico ma sereno, che ci fa capire che la nostra casa è sempre là, incastonata nelle Dolomiti. Ad aspettare lei. Ad aspettare me, un giorno.

Ora vivo una nuova routine, navigo in spazi miei, scopro orizzonti che mi fanno sentire al sicuro, indosso nuovi abiti che mi calzano a pennello. Per la prima volta non mi sto ponendo obbiettivi. Sono esattamente dove avrei sempre voluto essere.