Tuesday, March 13, 2007

RICORDI


IMMAGINI FUGACI

SECCANO LE LACRIME

ODORI CORPOSI

ACCOLGONO I PASSI

SOUVENIRS LILLOISES



Arriver dans une ville étrangère, reconstruire une routine quotidienne, sortir de notre valise ce qu’on était et disposer dans notre nouvelle armoire les vieux souvenirs à coté des nouvelles expériences. Soit qu’on ait été obligé, soit qu’on l’ai voulu nous mêmes, l’émigration constitue un point de départ où notre vie va être remise en jeu. Les obstacles sont nombreux : matériels, sociaux, économiques et culturels. Comment s’intégrer dans une culture d’accueil toute en conservant celle d’origine ? Le danger est double- renoncer à une culture en essayant d’intégrer la nouvelle ?- mais aussi les opportunité sont doubles : vivre notre culture dans la nouvelle vie. Les immigrés sont porteurs d’une double richesse culturelle, ils ont crée le pont entre deux cultures et deux pays. Ils sont citoyens du monde et en même temps ils conservent des spécificités qui les caractérisent par rapport aux autres origines. Le partage de ces spécificités peut augmenter la connaissance réciproque, l’échange interculturel et les ponts entre différentes communautés.
Pendant mes voyage j’ai tissé mes souvenirs d’enfance sur un collier que je porte toujours devant le cœur, n’importe où je me trouve dans le monde. Parfois je les raconte à un ami, parfois ils s’expriment tout seuls à travers mes comportements et mes habitudes. Moi, comme italienne du nord, je porte dans le cœur les Alpes bellunesi, le dur travail des agriculteurs des montagnes, les chansons des partisans que mon père me chantait pour vaincre la fatigue dans les promenades en altitude, la récolte des champignons dans les bois, les plongés dans les fleuves gelés, la polenta de la mamie,…

Je me suis retrouvée un jour à regarder au dehors d’une fenêtre qui coupait transversalement l’image de l’extérieur en me faisant voir un ciel bizarrement capricieux et des maisons des bricks rouges coupées à gâteaux. A' mon retour en Italie après trois ans, mon collier était plus grand et ses couleurs étaient multiples, parce que chaque personne que j’ai croisé dans ce morceau de vie, m’a laissé un peu d’elle même: la tranquillité d’Alis et de Marika, les estoniennes, l’énergie d’Andrzej, le polonais, l’optimisme de Ana, la bosniaque, la générosité de Mounir et Wassil, les algériens, les sages conseils de Sancie et Charlotte, les françaises, le chaleur de Valentina, Fabia et Massimiliano, mes trois rois mages.

Aujourd’hui je me sent plus riche, notre expérience et notre amitié m’a donné une connaissance qu’on ne peut pas retrouver dans les livres, qui n’est pas faite de mots, mais de gestes, d'échanges, des relations.

Monday, March 12, 2007

TRADIZIONI E FELICITA'


10 marzo 2007

Italianissimi, italianofili, italia-nostalgici,

qualcuno mi può spiegare per quale storica ragione la nostra politica è sempre un disastro? Vi seguo a distanza e a singhiozzo ma ciò che mi arriva non è proprio incoraggiante. Altro che pane e mortadella, pane e volpe dobbiamo far mangiare ai nostri governanti! Comunque sia siamo sempre tra le politiche più colorite ed avvincenti, abbiamo perso gli aggiornamenti sulle vacanze sarde del berlusca, ma almeno non arrestiamo lo show!

Per quanto riguarda l’Uganda, che non fa strage tra le news dei media, ci penso io ad aggiornarvi un po’.

Sono da poco tornata dal Karamoja e, al di là dei rischi che assumiamo viaggiando senza scorta armata, devo ammettere che mi sono riempita gli occhi e il cuore. Nonostante la bellezza del paesaggio, sfruttare la zona a fini turistici non e' ancora un programma all'ordine del giorno. Peccato e per fortuna. Gli animali sono ormai rari e le violenze interetniche minano la magia di una terra incantata. La terra degli elefanti è oggi una savana piena di insidie. Nonostante ciò rimane a noi la fortuna di vedere delle terre dove i modernismi occidentali sono ancora deboli di fronte al peso delle tradizioni e dove i locali vivono in simbiosi con la natura. Il paradosso è che dando loro qualcosa da una parte, dall’altra portiamo con noi ciò contro cui li vorremmo preservare. Questa linea di equilibrio-squilibrio fa purtroppo parte delle nostre “scelte forzate”. Qualcuno si è stupito nel vedere quante associazioni locali ci fossero in un piccolo villaggio come Iriri. Gli si è fatto notare che queste sono nate da poco più di un mese, ossia quando i finanziatori internazionali hanno annunciato di volersi appoggiare sul tessuto sociale organizzato per sviluppare i propri progetti nella regione. Da un giorno all’altro una trentina di asso. hanno fatto la loro comparsa! Solamente da qui, vivendo accanto ad una cultura tanto diversa, possiamo vedere con maggior chiarezza tutte le assurdità della nostra!

Per quanto riguarda l’emergenza IDP (internal displaced persons= rifugiati interni) della quale vi avevo parlato precedentemente (ricordate le persone che elemosinavano per strada?) per il momento è diminuita. La coordinazione ha funzionato abbastanza bene e si è riusciti ad impedire la creazione di nuovi campi IDP.
Le persone che mendicavano per le strade di Kampala sono state riportate in Karamoja come previsto, ma le varie ONG le hanno soccorse, hanno ricondotto nei loro villaggi quelle che avevano un posto in cui ritornare, hanno inserito gli orfani in dei collegi ed hanno previsto la costruzione di nuovi villaggi per tutti gli altri.

Con una punta di soddisfazione vi comunico che il primo progetto Unicef che abbiamo fatto e che ho seguito è quasi al termine. Con Davide e Alessandro sono andata a Kobulin per visitare il villaggio tradizionale costruito dalle donne del progetto. Per me è stata una forte emozione poter vedere quelle case e poter conoscere le persone che vi abiteranno. Sono dei tronchi e dell’erba, ma quelle capanne sembravano dei gioielli incastonati nella savana, in perfetta armonia con essa e con i colori che la scaldano.
Mentre gli altri continuavano la « visita », mi sono seduta in mezzo a due capanne. Davanti a me delle donne lavoravano bruciando l’erba di troppo. Mi sono sentita per un attimo bambina, nei prati di mia nonna, quando ero troppo piccola per maneggiare una forca ma anche troppo curiosa per potermi distrarre con i giochi. Sedevo all’ombra del melo e mi perdevo a osservare quella tradizione perfetta nei suoi riti e nelle sue abitudini. Il lavoro del fieno faceva parte delle cose da grandi che volevo assolutamente imparare a fare; volevo padroneggiare forca e cicli di raccolta prima che qualche evento ne potesse cancellare per sempre il passaggio. Mia nonna diceva sempre che il suo lavoro un giorno sarebbe finito e che nessuno l'avrebbe ripreso in mano. Ricordo con quanta fierezza presi dalle mani la forca che mio nonno un giorno fece su misura per me, liberandomi così dal ruolo di “porta-acqua”. Nel corso della mia infanzia in soli dieci anni ho visto tutta quella che era una campagna piena di meli, ciliegi, viti e granoturco, mucche e cavalli, diventare prima rovi e poi bosco o nel peggiore dei casi mura e tetti. Ogni tradizione è storia, è cultura, è parte di ciò che ci forma. Mi chiedo ormai da troppo tempo cosa sia felicità e quale sia il modo giusto per cercarla…

Per quel che riguarda la vita del « bush », per me è stata un’esperienza totale. Come punto di partenza non avere mura intorno alla casa, né guardi armate costituisce di per sé una gran sensazione di liberta'. Contrariamente alla capitale, la piccola città è accogliente, familiare e al tempo stesso spettacolare. Si può fare una breve passeggiata vicino a casa e già ci si trova davanti la savana a perdita d’occhio. La presenza di Stella, la ragazza che aiuta Ale nella cura dell’ufficio, è stata una compagnia preziosa per conoscere gli angoli di Moroto e i suoi abitanti. In Karamoja la gente non si fa riguardo nel fermarti, fare qualche passo con te e discutere di quel che viene. Gli abitanti sono incuriositi nel vedere un muzungu (un bianco) girare tra le loro case, fare capolino alla porta di una donna che ha appena partorito o sedersi in mezzo a loro per prendere un po’ di respiro. Per evitare le richieste di soldi, inevitabili con un colore della pelle così tremendamente pallido, ho fatto scorta di tabacco locale al mercato e riempivo le mani con il mio cornetto di capra. Il gesto era apprezzato. E la gente dopo un po’ di titubanza, rideva di cuore nel vedere la scena. Naturalmente ho provato anch’io a inspirarne un po’, con ovvi effetti da pivellina no smoker!

Purtroppo accanto alle belle notizie, devo anche riportare il rovescio della medaglia. La violenza al nord non si ferma. Il disarmo continua e certe zone sono diventate off zones. Quando eravamo a Iriri alcuni Karimojongs hanno rubato le mandrie custodite dai militari. Le bestie sono state recuperate ed altri morti sono stati aggiunti alla lista.

Aneddoto a dir poco "armato": nelle parti più a rischio si viaggia durante la notte, ma proprio in una strada immersa nello splendido manto di una notte africana, quasi non vedevamo che proprio in mezzo c’era un carro armato senza luci. Potete immaginare cosa potrebbe voler dire tamponare un carro armato??? Devo ammettere che al di là della scenetta comica, fa un brutto effetto trovare un tale marchingegno piazzato davanti e pronto ad essere attivo nella zona circostante…

Il mio ritorno a Kampala segna anche l’inizio di un altro progetto. Il progetto Cinema 3, progetto di microcredito nello slum a luci rosse di Kampala, volto ad aiutare i bambini attraverso delle attività ludiche, didattiche e sportive. Ma questa è un’altra storia!

L’Uganda si sta rivelando una scuola continua. La mia università è il terreno. È un insegnamento che mi apre degli universi dai colori differenti e contrastanti, un pentolone di saperi costruiti vivendo. Non è facile capire tutto, non credo sia nemmeno possibile, ma fortunatamente la sete di imparare non si sazia mai!

Un piccolo annuncio finale: a fine luglio nascerà la mia seconda nipotina! Invito chi può vedere mia sorella a baciarle il pancione per me!

Tanti bacioni a voi!

Erika

Friday, March 9, 2007

BIENVENUE EN KARAMOJA


7 marzo

Chers amis,

Je suis ravie de voir vos réponses et je vous remercie pour l’affection que vous me démontrez. Je profite ainsi pour vous mettre à jour sur la situation d’ici, étant que les nouvelles sur l’Ouganda ne passionnent pas trop les médias.

Je viens de revenir du Karamoja et, au delà de tous les risques qu’on prend en voyageant sans escorte armé, je dois avouer que j’en ai plein le cœur. En Ouganda on n’a pas trop exploite' une telle ressource pour les touristes comme les kenyans ou les tanzaniens . Dommage et chance. Les animaux sont tellement rares désormais et les violences infra ethniques déchirent une terre enchantée. La terre des éléphants est maintenant une savane dangereuse. Néanmoins c’est la chance à nous de pouvoir encore voir des terres où la civilisation n’y peut rien, où les locaux sont en symbiose avec la nature. C’est un paradoxe, en leur donnant quelque chose d’un coté, de l’autre on porte avec nous ce contre lequel on veut les préserver. Cette ligne de paradoxe fait malheureusement partie de nos « choix forcées ». Quelqu'un c’est étonné de voir combien d’associations locales il y avait dans une ville comme Iriri, un tout petit village. On lui a fait remarquer que ceux là sont naît il y a quelque mois, quand des financeurs ont annoncé de vouloir s’appuyer sur le tissu social organisé pour faire ses projets. Et d’un jour à l’autre, hélas, une trentaine d'asso ont fait leur apparition !

Heureusement l’émergence IDPs (internal displaced persons) dont je vous avais parlé a été pour le moment écartée. La coordination a assez bien marché et a réussi à empêcher ce la creation des nouveaux IDPs camps. Les personne on été transporté au nord, mais la coordination a réussi à les reconduire à leurs village, à placer les orphelins dans une boarding school sous la surveillance d’une autre ONG et à donner de la terre pour qui ne savait pas où retourner.

Maintenant faire comprendre que si l’opération a bien marché, cela ne veut pas dire avoir résolu le problème, c’est un autre chose. Parfois des solutions sont moins difficiles de ce qu’on pense. Par exemple, si on va voir le pourcentage des enfants qui s’enfuit à Kampala, on s’aperçoit que la plus grande partie part pendant les vacances scolaires. Pourquoi ? Peut être-t-elle une vacance ??? La raison est bien simple : parce que pendant les vacances ils sont privés des repas quotidiens de l’école et à la maison ils constituent une bouche en plus. Mettre les écoles en condition de donner tjr à manger, peut empêcher environ le 50% des départs. Mais personnes ne pense au long terme pour le moment...

Plus, je peux vous annoncer que le projet de placer les personnes qui vivaient dans une structure d'accueil provisoire en Karamoja a été mené à bien. J’ai ressenti une forte émotion de voir le village construit avec le projet que j’ai écrit et connaître les personnes qui y habitent. C’est un village traditionnel, construit par des femmes, celles qui connaissent comment conduire une vie sédentaire (ils sont les hommes à avoir une vie semi-nomade). J’ai laissé les autres poursuivre et je me suis arrêtée pour m’asseoir dans une cabane. Les femmes travaillaient dans les maisons à coté. Personne ne se demandait qu’est ce que l’autre était en train de faire. Moi, je regardais la savane. Qu’est ce qu’il est beau de vivre chacun à sa façon. Je m’interroge désormais trop fréquemment sur qu’est ce que c’est le bonheur et quelle est la façon de le rechercher...

Pour ce qui me concerne vivre dans « le bush » a été une expérience très enrichissant. Déjà ne pas avoir de mur autour de la maison, ni des gardes armés est bien relaxante. Le petit village est contrairement à la capitale, très accueillant et familial. On peut tranquillement se promener et se faire des amis. Je suis devenue copine de la demoiselle qui travaille dans notre maison et elle m’a donné la chance de bouger avec elle. A Kampala les gens sont plus réservés. En Karamoja on ne crainte pas de t’approcher et de se promener avec toi pour discuter un peu. Je ne vous dis pas marcher sous le soleil de la savane. Les rythmes de vie ici sont dictés par la force du soleil. Les personnes sont assez curieuses de voir un muzungu qui vient chez eux et s’assoit à coté d’eux. Ils m’ont bien accueillie. Et pour esquiver les requêtes d’argent (ou de mariage…) qu’une blanche fait naître spontanée, je me promenais avec mon cornet de chèvre plein de tabac local. C’est bien apprécié de se le voir offrir. Pour ce qui me concerne, j’ai naturellement essayé de me mettre aussi dans mon nez ce tabac…Le effets étaient très amusants à voir.

Malheureusement à coté de ces belles nouvelles, je dois reporter que la violence dans le nord ne s’arrête pas. Le désarmement continue et certaines zones sont vraiment dangereuses. Nombreux sont les attaques entre karamojong des différentes parties, mais aussi avec les ethnies des pays voisins. Quand ont était à Iriri, un petit village à coté du camp IDPs de Kobulin, des karamojong ont volé le bétail qui était surveillé par les militaires. Environ 140 vaches. C’est cela leur richesse. C’est cela la clé de vie d’une culture entière. La représaille ne s'est pas fait attendre.

Dans les parties plus dangereuses de la région on voyage pendant la nuit. Une épisode rigolote c’est qu’entre poussière et trous dans la rue à un certain point on ne s’était pas aperçus d’avoir au milieu de la rue un carre armé sans lumière. Vous pouvez imaginer de se fracasser sur une carre armée ??? Je dois avouer qu’en tous cas, cela faisait un très mauvais effet de trouver une telle machine placée là pour "agir" autour de nous…

Mon retour à Kampala signe pour moi aussi le début d’un autre projet. Mon projet Cinéma a été approuvé ! C’est un projet de micro crédit pour une association locale dans le quartier rouge de Kampala. A travers un cinéma didactique et des activités sportives on cherche à donner aux enfants une alternative au dehors de la bidonville. Mais cela c’est une autre histoire !

Vous savez, cela a été vraiment dommage d’arriver à l’année de fac je t’attendais de longtemps et n’avoir pu profiter de ses cours. Mais mon université maintenant c’est le terrain. C’est un école de vie, qui m’ouvre des univers des couleurs différents et contrastantes, des savoirs construits en vivant. Il n’est pas facile de tout comprendre, il n’est peut être même pas possible, mais heureusement la faim de savoir ne s’arrête jamais.

Cela dit, je me souhaite de recevoir bientôt des lettres de vous tous. La vie ici m’enrichisse chaque jour et m’apaise, mais parfois la solitude s’attache comme une bête rare.

Je vous envoie des énormes bisous.

Erika

USI E COSTUMI


31 gennaio 2007

Cari amici,

W internet! Dopo una lunga pausa, finalmente sono ricconnessa con il mondo. Trasloco effettuato. Ora vivo stabilmente nella sede del nuovo ufficio, un compound di 4 case difese da una guardia. I vicini sono una famiglia zimbabuese e una cinese; in piu' se apro la finestra vedo a 50 mt il COOPI, un'altra ONG italiana dove lavora una famiglia di amici. A parte la serenita' di avere finalmente dei vicini, ma volete mettere il divertimento di guardare gli usi e costumi cinesi in Africa??? ...arrivano puntuali alle 6, si fiondano in cucina, mangiano riso con le bacchettine rigorosamente fuori casa...quello che cucina lo fa a petto nudo tatuato, traversina da cuoco e coltelloni da macellaio alla mano. Per il resto della serata li senti cantare e fare Ataiii iataaaa....Quando si parla di stereotipi...

Sabato organizzo la cena di inaugurazione del nuovo ufficio. Mi cimentero' con i canederli... Vedremo i risultati....

Più la gente si diverte a dirmi che prima o poi scoprirò l’Africa che mi stuferà, più passano i giorni ed io sono sempre più innamorata di questa terra.
Se proprio volete una nota di demerito, ieri sono andata a mangiare etiope ed oggi le conseguenze si sono fatte sentire tutto il giorno. Eravamo in due a cena e ci hanno servito un vassoio ricoperto da una specie di piadina morbida dal gusto acido. Sopra c’erano vari assaggi, pezzi di pollo, verdure, salse, legumi cucinati in modi diversi. Lo scopo del gioco? ...staccare un pezzo di pane e con le mani a pinza raccogliere un po’ di cibo. Ma voi lo sapete quanto ci acquisisce il gusto a mangiare con le mani? Ho fatto anche un bel pranzo nel bel mezzo del trasloco: pic nic in casa con Nasuna, l'housegirl dell'ufficio. Abbiamo mangiato riso e verdure con le mani. Beh, finché non si impara la tecnica, auguri ai vestiti puliti! Oggi,… tutto il giorno in bagno. E’ il mio battesimo africano. E benvenuto anche a lui! (PG e Don Luciano conoscono bene la storia precedente….che cambiamento, eh???)

Un’altra novità, questa volta da Belluno, è la carrambata che mi ha fatto PG. Il nuovo impiegato ISP è niente po po di meno che un mio compagno di classe delle medie! Beh, benvenuto Daniele!

Un annuncio riguardante la sicurezza in Uganda: tra poco la mia patente sarà pronta. Calcolando le buche, i matatu, i boda boda, il traffico, i lavori in corso e non ultima la guida a sinistra….ahhhh!!!!

Sabato siamo andati a fare un po’ di spese e nel centro città ho fatto la conoscenza con i bambini Karimojong (regione del nord-est). Scendono in capitale spinti da fame e mancanza di lavoro e affollano le strade elemosinando. Nella prima scena ho visto una ragazzina che insegnava ad un bimbo di 2 anni come tenere le manine per chiedere soldi. Una volta scesi i bambini ci sono corsi incontro chiedendo soldi con le loro due paroline di inglese annaquato e gli occhi versione “ti faccio pena?” Come fare ad abituarsi a questo? Se è vero che questo succederà vorrà dire che il mio cuore diventerà più duro ed insensibile? Sono bambini...eppure è impossibile pensare di aiutare tutti ed è controproducente dare loro soldi per la strada. Il terzo incontro è stato quello di una madre con figlia, entrambe con una tanica in testa. Avevo visto la stessa scena nella savana del nord, in Karamoja. Vederle nella caotica capitale e' come assistere al lento morire di una cultura. Infine un bimbo che avrà avuto su per giù 10 mesi. Non era capace di stare in piedi da solo. Era seduto in mezzo al marciapiede e guardava in alto tutta la gente che gli passava attorno, scostandolo. Non ho visto madre. Forse i bimbi dell’elemosina avevano in custodia anche lui. Boh. Era ad un metro dalla strada. Mezzo nudo, seduto su un marciapiedi. E io a guardare inebetita…

Ieri ho selezionato una cinquantina di foto che metterò in camera mia per avervi con me la sera. Con degli amici così, come non avere nostalgia dei momenti passati insieme? Uahhhhh……vi voglio beneeeeee!!!!!

E’ tutto per ora. Scrivetemi, scrivetemi, scrivetemi.

Abbraccioni, abbraccetti, abbraccini, bacini, acini, cini, nini. (ok, l’etiope continua a produrre strani effetti…!)

Erika

PIACERE KAMPALA!


Ciao italianissimi, ini, oni, etti,

Qui tutto procede bene, forse anche piu’ che bene rispetto a cio’ che pensavo. Con i ragazzi mi sento in bella compagnia. Cene, chiacchierate, giretti. Tutto sta diventando familiare. Forse deriva dall’istinto di sopravvivenza riddurre tutto a misura nostra, ma, devo ammetterlo, talvolta viviamo proprio come degli italiani autentici. Altre volte invece seguiamo l’african style, una medicina che dovrebbe essere introdotta anche in Europa: calma, sorriso e take it easy.

Ieri ho fatto la prima passeggiata per raggiungere la mia nuova casa. Non mi ero ancora accorta di quanto fosse verde Kampala, poiche' dalla macchina si vede solo smog e polvere. La capitale e' costituita da diversi colli limitrofi. La gente piu' ricca vive sulle colline: dove c’e’ fresco ci sono i benestanti e questo si traduce in bei giardini e tanti alberi. E' bello e raro passeggiare in una capitale e vedersi circondare da questi giganti verdi. Il rovescio della medaglia e’ che ai piedi di queste colline si estende la miseria. Baracche, paludi, rivoli fetidi. L'altra faccia del benessere.

In questi mesi viaggiare in citta’ e’ un incubo. Forse piu’ del solito. Oltre ai problemi di norma come strade bucate, asfalto distrutto, boda boda rombanti che tagliano la strada, taxi senzaregole e dissuasori stradali di mezzo metro.... a settembre arriva la regina d’Inghilterra. La prossima riunione del Commonwealth si svolgera’ a Kampala e portera’ qui per un breve periodo i rappresentanti di 54 paesi. Che significa la regina per la vita di Kampala? Un incubo. Primo, stanno riparando le strade tutte insieme = traffico congestionato...anche due ore bloccati nello smog...un viaggio assurdo per arrivare da una parte all’altra di una strada. Tutti i commerci posticci che sorgono lungo la strada verranno eliminati (mi ricorda il film "Il piccolo Buddha": lungo la strada tutto appariva come nell’India dei sogni e appena ci si addentrava nelle stradine secondarie la miseria era enorme). La gente che chiede l'elemosina per le strade del centro dovra' ritornarsene nei villaggi d'origine (la maggior parte e' di etnia Karimojong, la regione a nord-est). Infine i prezzi delle case lievitano e gli alberghi si moltiplicano. Che dite, la regina ci invitera’ almeno per l’ora del the’ dopo tutto il trambusto che ha provocato?

Il lavoro prosegue piu’ che bene. I progetti mi entusiasmano, mi arricchiscono, mi formano, mi realizzano. Penso nella vita di dover essere grata a tre fattori fondamentali: primo tra tutti il senso del dovere che mi hanno inculcato i miei genitori e che talvolta sopperisce alle carenze del mio cervello. Secondariamente, il mio capo lassu’ che mi ha preparato un progetto di vita davvero eccezionale. Infine la mia grande fortuna, perche’ capito spesso nel posto giusto al momento giusto. Dopo la Francia e le opportunita’ che quest'esperienza mi ha dato, ora e’ l’Africa a sorprendermi. Ancora non vi anticipo nulla, ma il lavoro mi piace e le responsabilita’ aumentano di giorno in giorno.

La nuova sistemazione e’ veramente bella. Forse il quadro mi piace tanto perche’ la casa e’ a due piani, la mia camera ha 3 lati di finestre, abito di fianco ai miei amici e ...e che tutto e’ Africa, dall’aria del mattino al profumo del pranzo, dalle musiche ai sorrisi, ...beh lo sapete, il mal d’Africa ce l’ho da quando ho iniziato a studiare la geografia!

.... Scrivetemi. Una parola dall’Italia e’ sempre un raggio di sole.

Erika

RITORNO IN AFRICA


17 GENNAIO


Carissimi,


Rieccomi nella terra calda e viva d'Africa. Gli odori della vita del sud mi stanno gia' entrando nelle vene e leniscono lentamente le ferite della partenza. La levataccia e le ore piccole delle notti passate mi hanno permesso di dormire durante tutto il viaggio. Il caso ha voluto che nello stesso posto, dello stesso aereo, con la stessa destinazione io abbia trovato un"vecchio amico". Un professore di Padova che ho conosciuto in Grecia lavorando su un progetto francese ideato dai nostri partners di Modena! Gia' incontrarlo in aereoporto e scoprire che prendevamo lo stesso volo e' stata una piacevole sorpresa... vedere poi che era pure il mio vicino di posto in un aereo talmente immenso e' stato sorprendente! Lui si e' fermato in Kenya per il Social forum che si terra' a Nairobi, io ho proseguito per Entebbe.
Uganda rieccomi!
Stanotte non ho chiuso occhio. I temporali africani sprigionano un rumore e una luce talmente forti che sembra arrivi l'apocalisse ogni volta.
Aspetto con ansia questa ritardataria stagione secca...

Vado, il lavoro inizia.

Vi abbraccio ad uno ad uno.

Erika