Friday, August 31, 2007

VIVERE DA MUZUNGU


E per chi mi immagina ancora tutta sacrificata a vivere in una capanna con tanti bimbi che mi piangono intorno, bidibi bodibi bù! Rompo l’incantesimo: vivo in una bella casa, in un bel letto, con la doccia calda (quando c’e’ acqua e anche corrente, ha ha!) e i bambini dei miei progetti sorridono!

Uauuuu… ma allora dove va a finire l’illusione del cooperante eroe?

Beh, il fatto è che le difficoltà ci sono, ma non sono quelle che comunemente ci immaginiamo.

Non è facile con le malattie. Non è facile quando dopo tre mesi di dissenteria ti dicono che ancora non sanno cos’hai, o quando scopri che una persona puo’ ancora morire di malaria, o quando parlano di un nuovo virus simile all’ebola che si sta diffondendo, o quando ti svegli con dieci punture e ti chiedi se si doppano anche le zanzare, o quando ad una persona vendono le medicine per il tifo e poi si scopre che il tifo proprio non ce l’ha. La prima caratteristica di un musungu (uomo bianco, ricordate?) è che è più deboluccio e certi anticorpi madre-natura si e' scordata di inniettarli. Quindi inutile fare gli indiana Jones, i finti camaleonti che vorrebbero vivere in mezzo allo slum avranno vita breve (pur ammettendo che è esistita un’eccezione…).

Secondo: non è facile vivere con questo ridicolo colore della pelle (che in più dicono puzzi da morto..). Non parlo di estetica, ma di pugno nell’occhio: non c’e’ parte d’Uganda in cui questo colore pallidiccio non balzi all’occhio, l’attenzione non si desti e che la parola “musunguuuuuuuuu” non ti cominci a venir appiccicata lungo il passaggio come un cartello stradale. All’inizio è simpatico, è un segno di cordialità e di accoglienza (per i fortunati musunghi la discriminazione è positiva)… ma dopo qualche mese preferiresti essere trasparente. Il prossimo razzista che becco in Italia, lo prendo e lo porto qui, inizio a chiamarlo musungu anch’io, così gli faccio vedere quanto gratificante sia essere giudicati dal colore della propria pelliccia!

Terzo: non è facile per l'insicurezza fisica. Quando puoi essere aggredito per pochi spicci, quando c’è una manifestazione ambientale ed il risultato sono quattro vittime, quando non si può parlare di tutto, quando vai in Kmj in macchina e viaggi di notte perché di giorno possono attaccarti, quando ogni persona che fa da custode ha un pistolone che non sa nemmeno usare, quando la gente finge di essere ubriaca e ti mette le mani addosso, quando non sei libero di andare ovunque, quando ti dicono che i pericoli sono nascosti ma ci sono e tu ti senti seduto su una polveriera pronta ad esplodere.

Quarto, quinto, sesto e fratelli ve li risparmio.

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