UNA RAGIONE D’ESSERE
Non è semplice poter esprimere ciò che l’Africa incide ogni giorno nel mio cuore e nella mia testa.
Ho deciso per questo di non essere io a parlare questa volta, ma di riprendere alcune frasi delle due donne nicaraguensi raccontate da Gioconda Belli, e di dare a queste un ordine mio, affinchè mi potessero appartenere un po’. Affinchè potessero parlare a voi.
Dal romanzo di Gioconda Belli, “La donna abitata” (1988).
“Mi piacerebbe crearmi l’illusione di non avere niente di cui preoccuparmi, con un lavoro normale e una vita sicura, che arriverò ad essere un vecchio circondato di nipoti…. Ma poi uno esce per strada, si guarda intorno e sa che sarebbe possibile solo se non avesse sentimenti. Credo che nessuno con un minimo di umanità possa godersi un banchetto con centinaia di bambini affamati che gli mendicano intorno. La gente che lo fa si è convinta che non si può far niente, considera naturale che vi siano bambini affamati. Accettano questo tipo di violenza e non possono capire (…) che noi non la consideriamo naturale.”
“Credo che il solo fatto di esistere implichi una certa responsabilità verso il futuro, verso ciò che esisterà dopo di noi. (…) Dovremo essere capaci di trasformare il mondo che ci circonda, in modo che tutti possano vivere dignitosamente.”
“Era terribile, armata solo di buone intenzioni, cercare una collocazione in quel mondo diviso in modo così arbitrario. Avere privilegi in un mondo di ingiustizia, sentirsi marchiata dalla ricchezza come da un ferro che la separava dai padroni delle mani e dei piedi rozzi.”
“Ti preoccupi troppo di essere accettata o dell’identità. Ognuno di noi si assume delle responsabilità fino alla fine dei propri giorni. Ma costruisce anche. Il terreno è quello che ti danno alla nascita, ma la costruzione è una tua responsabilità. Non ti preoccupare. Impegnati piuttosto a dare il massimo di te stessa. L’approvazione verrà a poco a poco. L’importante è essere onesti con se stessi. Questo è quello che gli altri imparano a rispettare.”
“Chiuse gli occhi, provò un attacco d’angoscia. Avrebbe voluto piangere perché si sentiva tanto sola, tanto sperduta in quella terra di nessuno, perché non era una cosa né l’altra, perché non era nient’altro che un desiderio, una volontà, un ardore astratto che la riempiva di certezza, la certezza che, nel suo campo magnetico, l’ago puntava definitivamente verso il nord. Verso lì lei avanzava, inciampando, rimanendo a poco a poco nuda, spinta da una misteriosa, insolita forza.”
“L’interessante era essere riuscita a vedere tutto quello con una nuova capacità di osservazione dovuta al fatto che ora il tempo procedeva in armonia con la sua vita, perché aveva di fronte a sé un progetto per i giorni futuri e credeva che le cose avessero un senso, una ragione d’essere.”
Ho deciso per questo di non essere io a parlare questa volta, ma di riprendere alcune frasi delle due donne nicaraguensi raccontate da Gioconda Belli, e di dare a queste un ordine mio, affinchè mi potessero appartenere un po’. Affinchè potessero parlare a voi.
Dal romanzo di Gioconda Belli, “La donna abitata” (1988).
“Mi piacerebbe crearmi l’illusione di non avere niente di cui preoccuparmi, con un lavoro normale e una vita sicura, che arriverò ad essere un vecchio circondato di nipoti…. Ma poi uno esce per strada, si guarda intorno e sa che sarebbe possibile solo se non avesse sentimenti. Credo che nessuno con un minimo di umanità possa godersi un banchetto con centinaia di bambini affamati che gli mendicano intorno. La gente che lo fa si è convinta che non si può far niente, considera naturale che vi siano bambini affamati. Accettano questo tipo di violenza e non possono capire (…) che noi non la consideriamo naturale.”
“Credo che il solo fatto di esistere implichi una certa responsabilità verso il futuro, verso ciò che esisterà dopo di noi. (…) Dovremo essere capaci di trasformare il mondo che ci circonda, in modo che tutti possano vivere dignitosamente.”
“Era terribile, armata solo di buone intenzioni, cercare una collocazione in quel mondo diviso in modo così arbitrario. Avere privilegi in un mondo di ingiustizia, sentirsi marchiata dalla ricchezza come da un ferro che la separava dai padroni delle mani e dei piedi rozzi.”
“Ti preoccupi troppo di essere accettata o dell’identità. Ognuno di noi si assume delle responsabilità fino alla fine dei propri giorni. Ma costruisce anche. Il terreno è quello che ti danno alla nascita, ma la costruzione è una tua responsabilità. Non ti preoccupare. Impegnati piuttosto a dare il massimo di te stessa. L’approvazione verrà a poco a poco. L’importante è essere onesti con se stessi. Questo è quello che gli altri imparano a rispettare.”
“Chiuse gli occhi, provò un attacco d’angoscia. Avrebbe voluto piangere perché si sentiva tanto sola, tanto sperduta in quella terra di nessuno, perché non era una cosa né l’altra, perché non era nient’altro che un desiderio, una volontà, un ardore astratto che la riempiva di certezza, la certezza che, nel suo campo magnetico, l’ago puntava definitivamente verso il nord. Verso lì lei avanzava, inciampando, rimanendo a poco a poco nuda, spinta da una misteriosa, insolita forza.”
“L’interessante era essere riuscita a vedere tutto quello con una nuova capacità di osservazione dovuta al fatto che ora il tempo procedeva in armonia con la sua vita, perché aveva di fronte a sé un progetto per i giorni futuri e credeva che le cose avessero un senso, una ragione d’essere.”
