Monday, June 11, 2007

PUNTATA VOCABOLARIO


Cari italo-viaggiatori e italo-golosi,

Per capire la vita ugandese occorre iniziare con una bella sfogliata al vocabolario locale.
Mettiamo le cose in chiaro: matatu? boda boda? chapati? cassava? matoke? musungu? Parlez-vous français?

Dicesi matatu, un taxi-pulmino a 8-25.000 posti!!! Caratteristiche principali: corre come un matto e si infila dappertutto. È noto per la violazione assoluta di ogni diritto di precedenza. Nota ai viaggiatori: in caso di incidente,…sarete un bel gruppetto. Aspetti positivi: è un mezzo molto economico (2 km circa = 500 Ush = 0,25 centesimi di euro) e avrete sempre qualcuno con cui chiacchierare (specialmente se gli sedete in braccio). Nota folcloristica: ogni retro matatu è dotato di un messaggio illuminante sulla nostra dura vita. La comunità dei matatu è molto popolosa, perciò: direzione che vai, matatu che trovi.

Dicesi boda boda, un moto-taxi a 1-3 posti. Caratteristiche principali: corre come un matto e si infila dappertutto. È noto per la capacità di infilarsi in qualsivoglia apertura del traffico incollatissimo di Kampala. Nota ai viaggiatori: mezzo fortemente sconsigliato per l’integrità delle vostre ginocchia; mezzo fortemente consigliato per chi ama respirare aria fresca e smog. Aspetti positivi: è il mezzo più rapido e raggiunge qualsiasi indirizzo. Nota folcloristica: quando non trasportano persone i boda boda diventano i muli del trasporto merci: dalle canne da zucchero alle lame zincate, dai carichi di galline ai boda boda in panne! La comunità dei boda boda è sottoposta ad una regolamentazione governativa che ne vieta l’uso dopo le dieci di sera per ragioni di sicurezza.

Dicesi chapati l’invenzione culinaria più succulenta dopo la polenta. Trattasi di una versione ugandese della piadina, solo che in alternativa allo strutto, c’è la frittura del circolare impasto. Viene servito spesso con un una frittata dentro, ma anche da solo non è per niente male. Lo fanno praticamente dappertutto ma i migliori sono sicuramente quelli cucinati nello slum, non mi chiedete perché, non ho risposta, ma è scientificamente vero. Parola di forchetta golosa.

Dicesi cassava una radice di specie variabile e di varia commestibilità. All’apparenza questo tubero non dà l’acquolina, ma è l’uso che se ne fa come accompagnamento che le dà valore. Personalmente sono sentimentalmente legata a questo contorno perché nelle Filippine mi veniva servito come merendino, affogato nello zucchero di canna. In Uganda potrete trovare lungo le strade cassava fritta, arrostita o bollita. Se fritta sa da chips, se arrostita sa da pannocchia, se bollita non sa da niente. Nei ristoranti tipici ugandesi la troverete come contorno per vari piatti di carne o pesce.

Dicesi matoke la polenta fatta con le banane. Di banane in Uganda ce ne sono di infiniti tipi. La banana da polenta, la banana da friggere, la banana da bollire, la banana piccola, la banana grande, la banana verde, la banana gialla, la buccia di banana, la foglia di banana, la banana del parrucchino, …ok stop. Le matoke vengono usate come contorno per piatti di carne o pesce (eh sì, si accompagna bene al pezzetto di carne che avete sulla forchetta).

Dicesi musungu una creatura molto curiosa dal colorito biancastro. Sentite sempre questa parola quando camminate per strada? Hei non guardatevi intorno, siete proprio voi: i bianchiiii. Anche se alla lunga l’appellativo potrebbe risultare cromaticamente scomodo, non c’è nessun atteggiamento polemico o discriminatorio nella persona che lo usa per rivolgersi a voi. È il nomignolo inconfondibile e facilmente memorizzabile che gli ugandesi imparano fin da piccoli per connotare i pallidi del pianeta.

Queste sei definizioni non sono che un assaggio dell’adrenalina, della cucina e delle istantanee africane che si possono catturare in questo variopinto paese. Ma il seguito lo gusterete nelle prossime puntate. Buoni mezzi pubblici a tutti cari wasunguuuuuu!!!

(...hei tranquilli, è solo il plurale di musungu!)

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