Monday, June 11, 2007

LA NOTTE DI KAMPALA



Cari italo-nottambuli,

per i cuoriosi che si interrogano sulla vita notturna a Kampala, ecco la puntata che fa per voi. Tra le varie esplorazioni ugandesi, c’è stata anche la mia prima notte insonne durante la quale ho conosciuto le diverse luci del divertimento.

Prima tappa (h 20.00): cena nel centro sportivo più inn di Kampala. Un altro mondo! In una società dove grasso è bello e dove i soldi vengono spesi per necessità primarie, ci si ritrova qui in mezzo a degli ugandesi che corrono su dei tapis-roulant (della migliore marca, la più cara che esista in Italia), guardando dei televisori al plasma, mentre il barista prepara loro un cocktail. Dentro ci sono tutti i confort possibili: una stanza per incontri d’affari con divani in pelle e impianti di aria ionizzata per i fumatori, piscina sauna e massaggi, una sala ristorante gigante, una sala computer e stanze d’albergo dove non manca nulla. Mi sono sentita una poveretta tra queste donne affascinanti e ingioiellate con il loro vestiti da sera pieni di lustrini, uomini d’affari e camerieri che ti seguono passo a passo. Il procedimento per preparare la nostra cena era carino ed originale, ma che te ne importa quando sai che dietro il muro che vedi c’è lo slum e la miseria più nera?

Seconda tappa (h 22.00): S. hotel. L’hotel, dedicato a un noto esploratore, è strutturato ancora secondo la forma originaria che venne fatta dagli inglesi intorno al 1850. Nella sontuosissima hall si ritrova ancora il timone e la bussola della nave di Mr S. All’angolo del palazzo, c’è un ristorante italiano dove si può gustare – se si ha fortuna- un vero espresso italiano. Dal lato opposto, nel giardino-veranda c’è un bar all’aperto con capannina-discoteca e sala biliardo. Inizio qui a vedere la perfezione della bellezza africana intesa secondo i modelli occidentali. Una donna europea mediamente carina si sente una nullità di fronte a questi corpi scultorei, con occhi da cerbiatto e pelli color cioccolato che sembrano fatte di seta. Come uomo, come non perdere la testa di fronte a tanta perfezione e sensualità? Purtroppo quando si esce dal cancello del locale si vede anche l’altra faccia della medaglia: decine e decine di ragazze, sobriamente vestite, che aspettano chi pagherà loro il prossimo giro.

Terza tappa (h 23.30): K. pub. Nel quartiere residenziale inn di Kampala, caratterizzato da case monumentali e giardini faraonici, c’è una piazzetta apparentemente anonima se vista alla luce del giorno. La sera però, tutto si colora, o meglio si scolora: è uno dei ritrovi favoriti dai wasungu (quelli con la pelle bianca ndr). C’è un ristorante cinese, un negozio di artigianato scelto, un bar all’inglese. Non tardo a ritrovare delle facce conosciute. Simpatico, affollato ma non particolarmente movimentato.

Quarta tappa (h 01.00): I. pub. Il locale è un pezzo d’Europa incastonato a Kampala. Tipico pub irlandese, nessuna pecca: moquette, tavoloni di legno, Guinnes, musica dal vivo, gente ubriaca. Le bellezze non si fanno attendere e iniziano a riempire la pista. Gli occhi degli uomini scivolano su quei movimenti fluidi e le mani delle donne li afferranno per rendere reali le loro fantasie. Conosciamo presto la più bella della pista: Miss B. Oh, ragazzi mi sento tremendamente pallida, tonda, bassa,...sono malataaaa... Questa ragazza, giovane e apparentemente ingenua, è di una bellezza che Armani sognerebbe per la sua collezione: alta, stretta, pelle splendida, sorriso dolce e capelli conciati a soffice nuvola. Stando a quanto ci dice Miss B. suo padre era italiano. Eh, la classe non e’ acqua... Comincio a conoscerne una, due, tre, la cugina, la sorella maggiore, l’amica, la sorellina minore. Bene, ora arrivano anche i nonni, il cane, lo zio Toni e nonna papera. Tutte mi dicono che mi trovano simpatica e vorrebbero rivedermi, in una serata in cui, tengo a sottolineare, non ero per niente brillante (...)

Quinta tappa (h 04.00): C. pub. Avendo trovato la discoteca chiusa e vista l’ora tarda, decidiamo di fare une breve ed ultima tappa a K., il quartiere a luci rosse (o almeno così lo definiscono). Nonostante la fama del quartiere, l’ambiente è sempre festoso e amichevole, si mangia bene e i locali sono carini e accoglienti. Il C. è il locale degli incontri per eccellenza, ma se non fosse per alcuni particolari _sexy ma sobri d’altra parte- potrebbe sembrare semplicemente un locale trendy, molto alla moda. All’interno ci sono dipinti con donne ammiccanti e sensuali. Nel supermercato del sesso, dove le patatine sono considerate merce, le linee femminili sono esaltate in modo galante e falsamente innocente. Il bar al centro del cortile è costruito intorno ad un albero illuminato di verde, che, se non fosse per i manichini di donne in atteggiamenti provocatori sul tetto, si direbbe una statua naturale, elogio “vegetale” al mondo onirico di Salvador Dali’. Ma, ragazzi, al di la’ delle mie percezioni artisticheggianti, sono al C*****!!!! C’ero già stata altre volte ma mai ad un’ora così tarda. Mi sembrava di essere Baby nel film Dirty Dancing, quando lei entra per la prima volta nella sala da ballo del personale con un’anguria in braccio. Abbiamo attraversato il locale per uscire e mangiare qualche spiedino sulla strada. Là ho visto la prima delle sorelle precedentemente conosciute, la maggiore, quella che comanda tutte le altre. Sul mio viso è comparso un sorriso di familiarita’, subito frenato dalla percezione della coincidenza della sua presenza là e dell’assenza delle sorelle. Andale andale siori e siore... Erika danza per voi il valzer del boccaloneee... Il mio slancio poppantesco si placa sotto la doccia fredda dei bollenti spiriti di Kabalagala. “Le ha già sparpagliate in giro”, mi dicono.

Sesta tappa (h 04.30): A. bar. Questo locale è noto perché è l’ultimo a chiudere e, come mi spiegherà un neo amico burundese, Mr D., solo i vampiri arrivano all’ultima tappa. Davanti all’entrata mi ritrovo davanti alla triste scena di Miss B. con la sorellina minore accovacciate davanti ad un uomo seduto sulla strada. Niente di pornografico, ma la confidenza tra i tre lasciava immaginare il seguito della nottata. Dentro ritroviamo un bel po’ di presenze che abbiamo incontrato nel corso della serata: alcuni amici, alcune turiste bianche, la famiglia di Miss B. al gran completo. Inizio ben presto a sentirmi coinvolta dentro il gioco di fantasie e bugie che in queste serate fan da padrone. Molte facce poco raccomandabili, alcune ragazze dalla fama di donne da evitare, alcuni uomini dall’atteggiamento un po’ troppo confidenziale. Tutti erano molto cordiali, gli uomini è facile dirlo, ma le donne pure. Hei ragazze, mettiamo subito le cose in chiaro, etero o bi ch’io possa sembrare: NON SONO IN CERCAAAA... Il gruppo di Miss B. mi ha fatto cerchio intorno, senza ch'io dessi troppa confidenza perché la storia delle mille palle mi disturbava un po’. Nonostante questo, dopo qualche chiacchiera mi sono sentita sorprendentemente a mio agio, anche perché, a ore tarde, parlare francese mi riusciva molto più facile che articolare l’inglese . I would, bon je sais, tu vois, moi I’m not, so c’est super, tu vois… Nel frattempo sono arrivati altri amici delle amiche. Arriva anche un “fratello” –straubriaco-; dalla confidenza con le sorelle non si capisce esattamente che grado di parentela abbiano... Mamma, papa’ ma quella volta invece comprarsi una bella TV no, eh?... Miss B. e Miss S. però preferiscono disattendere la compagnia degli uomini per starmi vicine. Nel frattempo Mr D. e gli amici, stupiti del fatto ch’io non sia ancora sposata, iniziano a proporsi uno ad uno. Dopo estenuanti discussioni sulla mia età, ho detto d’avere 23 anni e loro mi hanno dato ancora della bugiarda perché non posso avere più di 21 anni. Ok ne ho 22, chi offre di piu’, chi offre di meno??? 22 aggggiudicatoooo!

Quando le prime luci dell’alba hanno iniziato a rischiarare le nostre facce sbattute, i miei amici sono ritornati in mezzo alla mia ormai numerosa combriccola. Buongioooorno, un croissant? Certo, non era una situazione tranquilla, certo non erano facce raccomandabili, certo in tanti mi hanno raccontato un sacco di palle per farsi belli, ma i miei amici mi tenevano sott’occhio da lontano e la compagnia era piacevole. Mi sembrava finalmente di vivere la vita di Kampala, perché per la prima volta non ero coordinatrice di un bel niente, non lavoravo da nessuna parte, non abitavo da nessuna parte, non parlavo italiano e soprattutto perché per sentirmi accettata un po’ ho mentito anch’io. Eravamo alla pari in quel momento. E poi, visto che l’ambiente non è dei più tranquilli ed io ho uno dei miei principali progetti nel quartiere, è meglio avere amici e sorelle, piuttosto che nemici e sconosciuti!

Fine serata (h 06.30): Ufficio! La serata è conclusa, anche se andrò ha letto solo alle 7.oo...
Seboooo (signore), seboooo, sebo m**** wake up! La guardia armata del mio compound ci mette 15 minuti per svegliarsi, nonostante il clacson e le mie grida (in compenso tutto il mio quartiere è stato buttato giù dal letto) ... Si’ buongiorno lo so, e’ presto...e’ che dovevo passare a prendere i croissant...

Buongiorno a voi! (Buonanotte Erika!)


PS Ringrazio Luca per la gentile concessione della foto. In realta’ sono le Seese Islands sul lago Vittoria...ma e’ l’unica foto notturna che avevo!!!

1 Comments:

At June 21, 2007 at 8:49 AM , Blogger Unknown said...

brava brava, addirittura hai l'energia per andare in giro in piena nottata! allora quando verremo a kampala ci porterai al K pub, S.hotel eccetera eccetera, ma per fafore durante il pomeriggio (durante la notte a me piace dormire!)

 

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