Saturday, May 12, 2007

UNA CORRIERA VERSO IL KARAMOJA



Era arrivato per me il momento di ritagliare un momento più intimo tra me e questa terra. Il momento di conoscerci senza intermediari. Se la grande signora delle savane mi avrebbe dato il permesso di attraversarla, io avrei potuto godere della vista di paesaggi che ai rapidi e scoperti viaggi notturni sono negati.

E quale modo migliore per attraversarla se non con un bus?

Il viaggio si presentava lungo, faticoso, forse pericoloso, sicuramente pieno di interrogativi. Basterà la benzina fino a Moroto? Il bus terrà fino alla fine del viaggio? Ci staranno i miei bagagli tra tutti i polli? I karimojong armati lasceranno passare il bus indenne com’è nella consuetudine? La siccità continuerà o ci troveremo impantanati in the middle of nowhere? Se il bus si dovesse fermare avrei la fortuna di captare qualcosa col mio cellulare?

Ad ognuna delle mie domande si ricollegava una preoccupazione particolare e reale.

Ormai da due mesi l’Uganda si trova con il carburante razionato e iper costoso a causa della rottura di un oleodotto in Kenya e forse di qualche altra causa, non dichiarata. Anche se rispetto al diesel, la benzina è presente in misura maggiore, quegli sgangherati bus ciucciano parecchio…

Inoltre proprio perché sono spesso di seconda mano e obbligati ad attraversare strade impossibili per un qualsiasi bus europeo, i bus locali si guastano spesso durante il viaggio. Talvolta il bus viene sostituito in tempi più o meno impossibili; altre volte non riparte più finchè qualcuno non si decide ad andare ad aggiustarlo. Ho già visto persone prendere un altro mezzo o incamminarsi rassegnate a piedi verso il primo villaggio.

I polli, come molte altre merci, costano molto meno rispetto a Kampala, talvolta anche la metà. Per questo, specialmente durante il viaggio al ritorno verso la capitale, ogni persona fa scorta di sacchi di carbone, cesti di frutta, sacchetti di semi vari, ma soprattutto di polli! Li vendono a ciuffi, attaccati per le zampe con le teste confuse che guardano dal basso verso l’alto le compravendite della loro carne. Vengono poi appoggiati a terra, tra i piedi e le valige, aspettando con noi la fine del loro viaggio.

Un altro problema, ed è sicuramente il più preoccupante, e' il rischio di ambush, agguati armati. Il disarmo governativo nella regione è in atto da parecchi mesi, ma la situazione è ancora critica. Le persone che sono ancora in possesso di un'arma, sono quelle che ce l’hanno fatta a sfuggire alle operazioni di disarmo fino ad ora, dunque quelle più pericolose. Le macchine sono un bersaglio favorito. Per questa ragione noi ci muoviamo di notte per attraversare la regione. Quando non si vede chiaramente chi c’è dentro la macchina, non si vede se c’è qualcuno armato e per questo i rischi di ambush diminuiscono. Dei bus sono stati attaccati solo due volte in due anni. Fare questo viaggio folkloristico diventa quindi il modo più sicuro per viaggiare nella regione.

Purtroppo nonostante la stagione delle piogge sia iniziata da più di un mese, in certe zone del Karamoja dopo il primo temporale che ha annunciato l’inizio della nuova stagione, nemmeno una goccia è più caduta. I karimojong mi hanno dato il soprannome di Nakiru (colei che viene con la pioggia) perché nelle mie visite precedenti sono stata accompagnata da grandi acquazzoni. Una sfiga direte voi. Una benedizione dicono loro. Egoisticamente però speravo di terminare il mio viaggio evitando di ritrovarmi impantanata con il bus capovolto. Il mezzo infangato in mezzo alla savana è un’altra delle scene tipiche di questo folkloristico viaggio (vedi foto...).

Ed infine, se una sola di queste possibilità si fosse realizzata, sarei riuscita ad avvisare qualcuno?

Fortunatamente tutto è andato per il meglio e la linea del cellulare è sparita solo quando alle porte di Moroto ho finalmente visto il caro Ale che mi aspettava. Qualcuno ha protetto il mio viaggio fino agli ultimi metri!

Il Karamoja si è fatto attraversare e mi ha offerto compagnia, chiacchiere, saluti fugaci e sguardi incuriositi, sottofondo di polli sofferenti e paesaggi da togliere il fiato. Gli altopiani, le montagne, le cascate e la savana a perdita d’occhio, i villaggi, i pastori e le loro vacche, le donne e i bambini, gli alberi altissimi e quelli ad ombrello, persino qualche dik dik. Via via che si sale verso il nord, lo scenario cambia, le case in muratura diventano capanne, le grandi coltivazioni si diradano e lasciano spazio alla savana.
Questo viaggio è solo l’antipasto delle ricchezze che questa terra possiede.

Il Karamoja è una terra che incanta. Il vero mal d’Africa inizia qui.
P.S. La foto e' di PG. Fortunatamente non appartiene all'esperienza che ho vissuto ma solo a quella che ho visto passando in macchina!

1 Comments:

At May 24, 2007 at 3:25 AM , Anonymous Anonymous said...

Pare sia una costante il leggerti accompagnati dal jazz..io ascolto michele che suona My Funny Valentine..e ti dedico le note per augurarti buon compleanno con 10 giorni di ritardo!pessima a me..ed un bacio che sappia di casa a te.
Grazia

 

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